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Spinosaurus viveva davvero sott’acqua? Cosa dicono fossili e modelli

Fisica   26 Ottobre 2026 · Fabrice Deseaux
Spinosaurus viveva davvero sott’acqua? Cosa dicono fossili e modelli

Spinosaurus potrebbe aver trascorso gran parte della propria vita in acqua, ma la ricostruzione non equivale alla prova di un animale completamente acquatico.

Un dinosauro difficile da classificare

Spinosaurus aegyptiacus visse nel Cretaceo, circa 95-100 milioni di anni fa, in ambienti fluviali e costieri dell’Africa settentrionale. Era un predatore di grandi dimensioni, riconoscibile per il muso allungato, i denti conici e l’enorme vela dorsale formata da spine neurali allungate.

Il suo stile di vita è discusso da anni perché combina caratteristiche apparentemente incompatibili. Il cranio ricorda quello di un predatore specializzato nella cattura dei pesci, mentre il corpo e gli arti non permettono di applicare in modo semplice il modello dei grandi rettili marini, come gli ittiosauri o i plesiosauri.

Una recente analisi attribuita a ricercatori di Yale avrebbe utilizzato migliaia di misure fossili e metodi di apprendimento automatico per confrontare la forma dello scheletro di animali terrestri, semiacquatici e acquatici. Il risultato indicato dallo spunto è che Spinosaurus rientrerebbe più vicino agli animali capaci di passare molto tempo sott’acqua rispetto a quanto suggerito da alcune ricostruzioni precedenti.

Cosa può dire un modello matematico

L’apprendimento automatico non “vede” il dinosauro e non ricostruisce direttamente il suo comportamento. Analizza invece correlazioni tra caratteristiche misurabili: proporzioni degli arti, densità relativa delle ossa, forma della coda, struttura del bacino e rapporti tra cranio e corpo.

Se un insieme di specie moderne e fossili mostra che determinate combinazioni anatomiche sono frequenti negli animali acquatici, un algoritmo può stimare a quale gruppo assomigli maggiormente un esemplare controverso. È uno strumento utile per ridurre l’impressione soggettiva delle ricostruzioni, ma il risultato dipende dalla qualità dei dati e dalle specie scelte per il confronto.

Un modello può quindi indicare una probabilità ecologica, non stabilire con certezza quante ore al giorno un animale trascorresse in acqua. La distinzione è importante: “adattato a nuotare” e “obbligato a vivere sott’acqua” non sono sinonimi.

Gli indizi a favore della vita acquatica

Il muso stretto e allungato di Spinosaurus è compatibile con la cattura di prede acquatiche. I denti conici, poco adatti a tagliare carne dura, potevano trattenere pesci scivolosi. Anche la coda, ricostruita come ampia e lateralmente compressa, potrebbe aver prodotto una spinta maggiore rispetto alla coda più rigida di molti altri dinosauri teropodi.

Un altro elemento discusso è la densità delle ossa. In diversi vertebrati acquatici, ossa relativamente dense riducono la galleggiabilità e facilitano l’immersione. Questo carattere è stato interpretato come un possibile adattamento alla caccia in acqua, ma non è sufficiente da solo: densità ossea e distribuzione dei tessuti possono variare anche per ragioni legate alla crescita, alla postura o alla locomozione.

La vela dorsale resta invece difficile da interpretare. Potrebbe aver avuto un ruolo nella comunicazione visiva, nel riconoscimento tra individui o nella termoregolazione. Non esiste una dimostrazione condivisa che servisse a nuotare, a stabilizzare il corpo o a rendere l’animale più appariscente.

Perché “sott’acqua” può essere fuorviante

Spinosaurus respirava aria e doveva tornare in superficie. Inoltre, la presenza di adattamenti per nuotare non esclude la capacità di camminare sulla terraferma. I fossili indicano un animale con arti posteriori relativamente corti rispetto ad altri grandi teropodi, ma la sua postura e la sua efficienza fuori dall’acqua sono ancora oggetto di discussione.

Le ricostruzioni cambiano anche perché i reperti sono incompleti e alcuni fossili sono stati danneggiati o perduti. Nuovi ritrovamenti possono modificare la forma stimata della coda, la proporzione degli arti e quindi l’interpretazione biomeccanica. Per questo è più prudente parlare di un grande predatore semiacquatico o fortemente legato agli ambienti acquatici, non di un equivalente mesozoico di un coccodrillo completamente acquatico.

Il confronto con altri rettili fossili

La ricerca è interessante anche perché può ribaltare classificazioni consolidate. Alcuni rettili marini considerati pienamente acquatici potrebbero aver mantenuto una maggiore relazione con la terraferma di quanto si pensasse. La forma dello scheletro, infatti, riflette molti aspetti contemporaneamente: alimentazione, crescita, equilibrio, riproduzione e movimento.

Il caso ricorda che l’evoluzione non procede sempre in una sola direzione. Gruppi inizialmente terrestri possono tornare all’acqua, come è accaduto in epoche diverse ai cetacei, ai pinnipedi e a numerosi rettili. Tuttavia, ogni passaggio richiede prove specifiche: anatomia, ambiente sedimentario, isotopi, usura dei denti e confronto con specie meglio conosciute.

Per un approfondimento sui fossili di grandi vertebrati si può leggere anche l’articolo interno su Vasuki indicus e le stime delle dimensioni nei fossili. È utile inoltre confrontare il tema con il modo in cui un fossile incompleto può cambiare l’interpretazione di un dinosauro.

Che cosa resta da verificare

La conclusione più solida non è che Spinosaurus vivesse sempre sott’acqua, ma che diversi indizi convergano verso un uso intenso degli ambienti acquatici. Per valutare davvero l’ipotesi servono dati riproducibili, descrizione completa del campione, confronto con più specie e modelli biomeccanici indipendenti.

Le fonti primarie e le revisioni specialistiche saranno decisive per capire quanto il nuovo risultato dipenda dai fossili di Spinosaurus e quanto, invece, dalle scelte statistiche del modello. Per orientarsi tra terminologia e classificazione biologica è possibile consultare la IUPAC per gli standard scientifici generali e Nature per la letteratura interdisciplinare. Nel frattempo, la formula più corretta è semplice: Spinosaurus era probabilmente un dinosauro molto legato all’acqua, ma il suo grado di acquaticità resta una questione aperta.

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