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Cina scopre 233 nuove riserve di torio, potenzialmente scalzando i rivali globali nell’energia nucleare

Cina scopre riserve di torio da capogiro: oltre 200 giacimenti che potrebbero alimentare il Dragone per 60.000 anni! Mentre l’Occidente litiga sul carbone, Pechino gioca la carta nucleare "pulita" per dominare l’ globale. Ma è solo fumo negli occhi?

In un colpo da maestro che fa tremare i palazzi del potere energetico mondiale, la Cina ha scovato più di 200 potenziali riserve di torio sparse dal Xinjiang al Guangdong, con stime che potrebbero rendere il paese indipendente dall’energia tradizionale per secoli. Gli esperti del Servizio Geologico Nazionale non lesinano parole: questo elemento bianco-argenteo, più abbondante dell’ e meno "messy" nei rifiuti, è la nuova arma segreta per la fissione nucleare. Immaginate: una risorsa che, almeno sulla carta, soddisfa il fabbisogno energetico della Cina illimitatamente – un sogno (o incubo?) per chi combatte il riscaldamento globale.

Ma andiamo al sodo: lo studio, declassificato di recente e pubblicato su Geological Review, ha identificato 233 aree ricche di torio in fasce geologiche chiave, spesso nei rifiuti di vecchie miniere di come quella di Bayan Obo in Mongolia Interna. Qui, si parla di oltre 1 milione di tonnellate di torio – abbastanza, dicono, per coprire il fabbisogno energetico della Cina per 60.000 anni e persino quello degli USA per più di 1.000 anni con appena 5 anni di scarti minerari. Certo, sono stime preliminari, e non è detto che la tecnologia attuale riesca a estrarre tutto senza sporcare l’ambiente, ma Pechino non si ferma: sta puntando su questo per ridurre la dipendenza dal carbone, annunciando 24 nuove centrali nucleari entro il 2030.

Passiamo al nocciolo: il torio, quel metallo radioattivo tre volte più comune dell’uranio, non è fissile di suo, ma si trasforma in uranio-233 assorbendo neutroni – un trucco che lo rende un combustibile da urlo per i reattori di nuova generazione. La Cina, sempre un passo avanti (o due, se chiedete ai critici), ha già avviato nel 2023 la costruzione del primo reattore a sali fusi al torio nel deserto del Gobi, un bestione da 10 megawatt pronto entro il 2029 per alimentare 100.000 case. Userà uranio arricchito e torio per generare energia senza troppi rifiuti radioattivi, o almeno così promettono.

Non tutto è rose e fiori, però: i reattori al torio sono più sicuri e compatti, con una tonnellata che produce energia come 200 di U-235, ma estrarlo e raffinarlo è un casino costoso. L’industria nucleare globale è inchiodata all’uranio, e passare al torio richiederebbe un bel po’ di riorganizzazioni – o forse è solo una scusa per i concorrenti occidentali che non reggono il passo. Commento: Se la Cina ce la fa, potrebbe essere la fine del monopolio energetico, ma chissà se questo "tesoro" non finirà per accendere più tensioni che lampadine.

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