Svelato il vero volto di Super Mario: un italo-americano che ha quasi mandato in bancarotta Nintendo per un affitto ritardato! Immaginate: un tizio comune, Mario Segale, affitta un magazzino a quei pazzi di Nintendo nel 1981, e boom, finisce per ispirare il gioco più iconico di sempre. Ma dietro le avventure del nostro idraulico baffuto c’è una storia di debiti, promesse e un tocco di ironia tutta americana. #SuperMario #NintendoSegreti #IconeReali
Tutti conoscono Super Mario, l’iconico idraulico Nintendo che salta su funghi e sconfigge tartarughe, ma pochi sanno che il suo nome è un omaggio a un vero duro: Mario Arnold Segale, italo-americano nato a Seattle il 30 aprile 1934. Questo tizio non era solo un imprenditore astuto, ma il genere di persona che fa affari con chi ha le tasche bucate – come Nintendo, appena sbarcata negli USA e disperata per un quartier generale.
Nel bel mezzo del caos, stavano buttando tutti i soldi in quel progetto ambizioso, Donkey Kong, con un omino chiamato Jumpman che schivava barili come un matto per salvare una principessa. Peccato che le casse di Nintendo fossero più vuote di un livello bonus senza monete, rendendo impossibile pagare l’affitto a Segale in tempo. Il povero Segale – o dovremmo dire, l’astuto Segale – si è presentato più volte al magazzino, esigendo risposte: secondo i racconti, si è fidato della promessa di Minoru Arakawa, presidente di Nintendo of America, che giurava un pagamento "a stretto giro".
Alla fine, i soldi arrivarono, e Nintendo, grata per la pazienza di Segale (o forse per non essere stati buttati fuori a calci), ribattezzò Jumpman in Mario per la somiglianza strabiliante. Nasce così la leggenda, ma con un tocco di dramma: Segale ha sempre schivato i riflettori come un fantasma in un livello hidden, al punto che online circola una foto in bianco e nero di un tizio che sembra lui, ma è solo l’attore italiano Folco Lulli – che figura! Purtroppo, il vero Mario Segale se n’è andato a 84 anni il 27 ottobre 2018, lasciando un’eredità che continua a saltellare nei videogiochi, anche se lui preferiva l’anonimato. Che ironia per un tizio che ha ispirato un’icona globale!