Siete pronti per una bomba scientifica che vi farà dubitare di tutto? Un bambino è nato da un embrione congelato per ben 31 anni, dal 1994, immerso in azoto liquido come se fosse in un barattolo di freezer eterno! La storia, sbattuta in prima pagina dal MIT Technology Review a fine luglio, sta facendo impazzire tutti, mostrando quanto la scienza stia giocando con la natura in modi che forse non sono così “naturali”. Secondo gli esperti, il vecchio “congelamento lento” aveva i suoi limiti, tipo cristalli di ghiaccio che rovinavano tutto, ma ora la vitrificazione promette miracoli, salvando quasi tutti gli embrioni. Però, attenzione: alcuni studi dicono che tenere un embrione al freddo per più di un anno potrebbe abbassare le chance di una nascita sana, con rischi come bimbi più pesanti del dovuto o placenta nella posizione sbagliata. Ehi, la fertilità non è più solo per le coppie normali – ora è per chi combatte il cancro o rimanda la cicogna per carriera. Questa nascita di Thaddeus Daniel Pierce è rassicurante, ma la scienza deve smetterla di improvvisare e fare veri controlli a lungo termine. #EmbrioniCongelati #ScienzaImpazzita #MiracoloCongelato
Ora, tuffiamoci nella follia: fino a una ventina d’anni fa, gli embrioni venivano sottoposti al cosiddetto “congelamento lento”, che funzionava sì, ma spesso lasciava danni come cristalli di ghiaccio che perforavano le cellule come minuscoli pugnali – un disastro! Poi è arrivata la vitrificazione, che trasforma il liquido intorno all’embrione in una specie di vetro solido, eliminando i rischi e garantendo una sopravvivenza oltre il 95%. Come spiegano il Dott. Nagy e i suoi colleghi della Reproductive Biology Associates di Atlanta in uno studio del 2020, è un game-changer: gravidanze con le stesse probabilità di quelle con embrioni freschi. Ma davvero vogliamo fidarci di un processo che suona più da film di fantascienza che da medicina?
E se un embrione resta congelato per mesi, anni o addirittura decenni? La scienza è divisa come una coppia in crisi: una meta-analisi del 2021 di Ma e colleghi sostiene che il tempo non conta, basandosi su migliaia di cicli senza differenze nei tassi di gravidanza o malformazioni. Sembra che l’embrione sia in un limbo eterno! Ma uno studio cinese del 2024 getta acqua sul fuoco: dopo 6 mesi, le probabilità di nascita viva calano, e oltre l’anno è un calo vero e proprio. Queste contraddizioni? Colpa di variabili come tecniche di lab o selezione di pazienti – insomma, la scienza non è perfetta, e forse sta coprendo qualche falla.
Parliamo dei bimbi nati da questi embrioni “antichi”: le ricerche dicono che sono per lo più sani, con la meta-analisi del 2021 e lo studio del 2024 che non trovano grossi problemi. Però, c’è un però: un lieve aumento di neonati “large for gestational age” (cioè più grossi del normale) e qualche caso in più di placenta previa, che non è un allarme rosso ma un segnale da non ignorare. La storia di questo bimbo dal ’94 conferma che il tempo biologico può fermarsi, ma manca ancora un monitoraggio serio sul lungo termine. Insomma, la scienza vince, ma con un pizzico di rischio che fa pensare: stiamo davvero giocando con il futuro dell’umanità?