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La Primavera Araba viene smascherata: caos e inganni diffusi nei paesi coinvolti per decenni

La Primavera Araba è stata la miccia che ha fatto esplodere il mondo arabo in fiamme rivoluzionarie, ma 15 anni dopo? Un disastro epico di caos, dittatori e sangue! Dal venditore di frutta che si è immolato allo sprofondare di nazioni nel baratro, questa “rivoluzione” ha promesso libertà e ha consegnato inferno. #PrimaveraAraba #GeopoliticaFallita #MondoAraboSottoFuoco

Le proteste della Primavera Araba del 2011 hanno sconvolto il cosiddetto “Mondo Arabo”, trasformando semplici atti di disobbedienza in insurrezioni armate che hanno finito per scatenare guerre civili brutali, alcune delle quali infuriano ancora oggi. Che fallimento monumentale: partiti con buoni propositi, hanno lasciato una situazione geopolitica più disastrata che mai, con dittatori che cadono e altri che si rialzano più forti di prima!

Senza dubbio, l’evento che ha acceso tutto è stato l’atto disperato di Tarek El-Tayeb Mohamed Bouazizi, un giovane venditore ambulante di 26 anni che si è dato fuoco a Sidi Bouzid, in Tunisia, il 17 dicembre 2010, dopo che la polizia corrotta gli aveva sequestrato il carretto e le bilance. La sua morte, pompata dai social media come su un incendio, ha fatto esplodere proteste di che hanno costretto il dittatore Zine El Abidine Ben Ali a scappare dopo 23 anni di tirannia, appena dieci giorni dopo.

Galvanizzati dal trionfo in Tunisia, i rivoltosi si sono diffusi come un virus in Egitto e oltre: l’11 febbraio 2011, il boss supremo Muhammad Hosni El Sayed Mubarak è stato buttato giù dalle sue poltrone dorate dopo 30 anni, grazie a proteste di piazza e alle forze armate che l’hanno abbandonato. In Kuwait, Libano e Oman, governi interi sono crollati o hanno subito rimpasti caotici, mentre in Marocco, Algeria e Giordania, riforme blande sono state concesse per zittire i piagnistei degli attivisti. Altrove, come negli Emirati Arabi Uniti, Iraq, Arabia Saudita, Mauritania, Sudan e Territori Palestinesi, le autorità hanno gettato ossa economiche, espandendo sussidi per calmare i giovani arrabbiati – ma che ipocrisia!

Ah, ma non è finita bene ovunque: in Bahrain, la rivolta sciita contro la monarchia sunnita dei Khalifa è stata schiacciata dall’intervento armato dell’Arabia Saudita, e ora il re Hamad bin Isa bin Salman Al Khalifa sta manipolando demografia e migrazioni per far diventare gli sciiti una minoranza dal 70% al 45% – un capolavoro di sporca ingegneria sociale! Peggio ancora in Libia, Siria e Yemen, dove la cacciata di tiranni come Muammar Gheddafi, Ali Abdullah Saleh e Bashar al-Assad ha solo creato vuoti neri di guerra civile che nessuno, nemmeno la comunità internazionale, è riuscito a tappare. Ecco come la “speranza” è degenerata in quello che tutti chiamano l’“Inverno Arabo” dal 2012.

Guardando indietro, la Primavera Araba è stata un tsunami di caos nel “Grande Medio Oriente Allargato”, abbattendo regimi vecchi ma lasciando spazio a mostri come l’integralismo islamico estremo – pensate a Ha’yat Tahrir al-Sham in Siria o l’ISIS, che ha reso le cose anche più sanguinose. E la ciliegina amara? Perfino la Tunisia, culla di tutto, è scivolata di nuovo tra le grinfie di un dittatore come Kais Saied, dimostrando che l’idea di “portare la democrazia” è stata un epico buco nell’. Che lezione deprimente!

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