LA SCIENZA, OGNI GIORNOChimica • Ricerca • Innovazione
Approfondimento scientifico

Vasuki indicus, il serpente fossile che poteva superare i 14 metri

Fisica   18 Ottobre 2026 · Fabrice Deseaux
Vasuki indicus, il serpente fossile che poteva superare i 14 metri

Quanto poteva diventare grande un serpente preistorico? Secondo uno studio pubblicato nel 2024, Vasuki indicus poteva raggiungere una lunghezza stimata tra 11 e 15 metri, dimensioni paragonabili a quelle dei più grandi serpenti conosciuti.

Il fossile è stato trovato nella Formazione di Naredi, nello Stato indiano del Gujarat, da un gruppo di ricercatori dell’Indian Institute of Technology Roorkee e di altre istituzioni. I resti comprendono vertebre ben conservate, datate a circa 47 milioni di anni fa, durante l’Eocene.

Un gigante ricostruito da poche vertebre

La stima delle dimensioni non deriva da uno scheletro completo. I paleontologi hanno analizzato 27 vertebre, alcune delle quali raggiungono dimensioni notevoli, e le hanno confrontate con quelle di serpenti viventi e fossili. Da questi confronti è stata ricavata una possibile lunghezza complessiva compresa, secondo i modelli utilizzati, tra 10,9 e 15,2 metri.

Il margine è ampio perché la relazione tra la dimensione di una vertebra e la lunghezza totale del corpo non è identica in tutte le specie. Inoltre, la coda e le regioni del tronco possono variare molto nella forma. Per questo motivo il valore massimo non va letto come una misura certa, ma come il limite superiore di una ricostruzione anatomica.

Il nome del genere, Vasuki, richiama un grande serpente della mitologia indiana; l’epiteto indicus indica invece l’origine geografica del ritrovamento. La denominazione scientifica non implica che l’animale fosse legato a un ambiente o a un comportamento mitologico: descrive soltanto la classificazione del fossile.

Quando l’India era più calda e umida

Nel periodo in cui viveva Vasuki indicus, l’India aveva condizioni climatiche molto diverse da quelle attuali. Il subcontinente si trovava in una fase di progressiva collisione con l’Asia e ospitava ambienti costieri, paludi e pianure umide. I sedimenti della Formazione di Naredi conservano tracce di un ecosistema ricco di pesci, molluschi, tartarughe e altri vertebrati.

Un ambiente acquatico o semiaquatico avrebbe potuto sostenere un animale di tali dimensioni. L’acqua, infatti, riduce il carico meccanico imposto dal peso corporeo e permette a un serpente molto grande di muoversi con un dispendio energetico inferiore rispetto alla terraferma.

Gli autori dello studio hanno ipotizzato che Vasuki fosse un predatore d’agguato, analogo per alcuni aspetti alle grandi anaconde moderne. Questa interpretazione è plausibile, ma non dimostrata direttamente: le vertebre indicano soprattutto dimensioni e anatomia, non permettono di osservare il comportamento dell’animale.

Confronto con Titanoboa

Il confronto più immediato è con Titanoboa cerrejonensis, un serpente vissuto nell’attuale Colombia circa 60 milioni di anni fa. Le stime comunemente riportate per Titanoboa arrivano a circa 13 metri o poco più, con una massa che potrebbe aver superato una tonnellata.

Se il limite superiore della stima fosse corretto, Vasuki indicus avrebbe potuto rivaleggiare con Titanoboa per lunghezza. Tuttavia, stabilire quale fosse il serpente più grande richiede cautela: la lunghezza e la massa non sono la stessa cosa, e pochi fossili rendono difficile confrontare individui e specie con la stessa precisione.

Un animale più lungo non è necessariamente più pesante. La massa dipende dal diametro del corpo, dalla forma delle vertebre, dalla muscolatura e dalla proporzione tra tronco e coda. Anche il sesso e l’età dell’esemplare possono influenzare il risultato.

Perché un corpo enorme cambia il modo di cacciare

Le grandi dimensioni offrono vantaggi, ma impongono anche limiti. Un serpente molto lungo può dominare prede di dimensioni considerevoli e mantenere a lungo la temperatura corporea in ambienti caldi. Al tempo stesso, accelerare rapidamente, cambiare direzione o inseguire una preda per molto tempo diventa più difficile.

Per questo i grandi costrittori moderni tendono a sfruttare la sorpresa, la vicinanza all’acqua e la capacità di restare immobili. L’analogia con l’anaconda è utile per immaginare un possibile stile di vita, ma non dimostra che Vasuki avesse identiche abitudini. Le specie odierne appartengono a linee evolutive diverse e vivono in ecosistemi moderni.

La temperatura ambientale potrebbe aver avuto un ruolo importante. I serpenti sono ectotermi: dipendono dal calore esterno per regolare l’attività metabolica. Un clima caldo avrebbe potuto facilitare la crescita di un grande rettile, anche se non basta da solo a spiegare le dimensioni. Disponibilità di cibo, habitat, competizione e storia evolutiva sono fattori altrettanto rilevanti.

Che cosa resta ancora da chiarire

La scoperta amplia la conoscenza dei madtsoiidi, un gruppo di serpenti oggi estinto che ebbe una distribuzione ampia tra Cretaceo ed Eocene. Mancano però parti sufficienti dello scheletro per ricostruire con precisione cranio, peso, muscolatura e modalità di locomozione di Vasuki indicus.

Nuovi ritrovamenti potrebbero ridurre l’intervallo stimato o modificarne l’interpretazione. Anche l’assenza di un cranio completo limita la possibilità di stabilire quali prede potesse catturare e se il suo morso fosse specializzato per animali acquatici o terrestri.

Il valore della scoperta, quindi, non sta soltanto nel possibile record di lunghezza. Le vertebre mostrano che gli ecosistemi dell’India dell’Eocene potevano sostenere rettili di dimensioni eccezionali e offrono un ulteriore tassello per capire come il clima caldo e gli ambienti umidi abbiano influenzato l’evoluzione dei grandi vertebrati. Per approfondire il contesto della paleontologia dei vertebrati, si può leggere anche l’analisi di un fossile europeo con zampe artigliate. Informazioni generali sulla ricerca paleontologica sono disponibili presso il portale di Nature e la rivista Science.

Argomenti: , , , ,
è in caricamento