Acido pimelico: sintesi, usi

L’Acido Eptandioico: Struttura, Fonti e Proprietà

L’acido eptandioico, noto anche come acido pimelico, è un composto appartenente alla classe degli acidi bicarbossilici, con formula molecolare HOOC-(CH2)5-COOH. Il termine “pimelico” deriva dal greco πιμελη, che significa grasso, poiché è stato isolato in grassi ossidati. Presente in natura, si trova nei piccoli crostacei come il Daphnia magna e nella pianta Arabidopsis thaliana.

Caratteristiche dell’Acido Pimelico

Questo composto rientra nella categoria degli acidi grassi a catena media, caratterizzati da una coda alifatica contenente tra 4 e 12 atomi di carbonio. Essendo un acido bicarbossilico, l’acido pimelico subisce due equilibri di dissociazione, con costanti di equilibrio rispettivamente pari a Ka1 = 3.47 ∙ 10^-5 e Ka2 = 2.63 ∙ 10^-6.

Storia e Sintesi

L’acido pimelico fu ottenuto per la prima volta nel 1884 dai chimici Gantter Friedrich e Carl Hell come prodotto dell’ossidrazione dell’acido ricinoleico, derivato dall’olio di ricino. La sintesi dell’acido pimelico avviene attraverso due metodi:
1. La reazione del cicloesanone con dietilossalato in presenza di etossido di sodio
2. La reazione dell’acido salicilico con 3-metil-1-butanolo, noto come acido isoamilico.

Applicazioni

I derivati dell’acido pimelico sono coinvolti nella biosintesi dell’amminoacido lisina. Inoltre, l’acido pimelico viene impiegato come lubrificante e plastificante in specifici settori industriali.

In conclusione, l’acido pimelico riveste un ruolo significativo in diversi processi biologici e industriali, rappresentando un componente fondamentale per la produzione di vari composti e materiali.

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