PLGA, un polimero utilizzato in applicazioni biomediche

Il PLGA, acronimo di acido poli(lattico-co-glicolico), è un polimero biodegradabile derivato dall’acido lattico e dall’acido glicolico, utilizzato in dispositivi per la somministrazione di farmaci e in ingegneria tissutale. Questa disciplina si occupa dello sviluppo di sostituti ossei finalizzati al ripristino e al miglioramento della funzionalità dei tessuti ossei malati o danneggiati.

Proprietà e Limitazioni del PLGA

Il PLGA presenta elevate proprietà di biocompatibilità e biodegradabilità, sebbene l’acido polilattico, nonostante la sua diffusione, soffra di limitazioni in termini di capacità barriera rispetto alle plastiche a base di petrolio. L’acido poliglicolico, d’altro canto, ha una velocità di biodegradazione comparabile alla cellulosa, ma è caratterizzato da fragilità e difficoltà di lavorazione a causa dell’elevato grado di cristallinità e temperatura di fusione. Inoltre, la suscettibilità alla degradazione idrolitica del poliglicolico riduce la sua durata negli imballaggi, compromettendo le proprietà meccaniche e di barriera.

Sintesi del PLGA

Il PLGA è ottenuto tramite polimerizzazione ad apertura di anello dei monomeri di acido lattico e glicolico, con variazioni nel rapporto tra di essi che influenzano le caratteristiche fisico-chimiche del polimero. Per usi biomedici, è fondamentale mantenere il contenuto residuo di stagno sotto 20 ppm, richiedendo un’attenta gestione della sintesi e delle fasi di purificazione. Il PLGA è noto per la sua alta solubilità in solventi organici e per la capacità di incapsulare biomolecole di diverse dimensioni.

Applicazioni del PLGA

Le applicazioni del PLGA nel campo biomedico includono il suo utilizzo come impalcatura per la ricostruzione ossea e la rigenerazione del tessuto cardiaco. Questo polimero è utilizzato anche nella somministrazione controllata di farmaci e vaccini, grazie alla sua capacità di rilasciare i principi attivi a durate e concentrazioni controllate. Inoltre, il PLGA si dimostra efficace nell’aderenza e proliferazione cellulare, potendo essere caricato con fattori bioattivi per favorire la rigenerazione dei difetti ossei.

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