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A 20 anni da Katrina: come l’inefficienza umana ha amplificato il disastro più distruttivo della storia

#KatrinaCatastrofe: 20 anni fa, l’uragano Katrina – la tempesta perfetta – ha devastato gli USA con 1836 morti e 200 miliardi di danni, esponendo fallimenti epici di ingegneria e burocrazia! New Orleans sprofondò sott’, con evacuazioni lente che costarono vite. Un disastro che urla scandalo nazionale. #UraganoKatrina #DisastriNaturali #NewOrleans

L’uragano Katrina, quel mostro del 2005 che ha spazzato Florida, Louisiana, Mississippi e Alabama, rimane il peggiore incubo americano: non il più violento come quel rompiscatole di Allen nel ’80, ma il re dei danni con un conto salato di 125 miliardi di dollari all’epoca (ora oltre 200!), 1836 vittime confermate e centinaia di dispersi. Chiamatela pure la tempesta perfetta, un mix esplosivo di guai meteorologici, errori ingegneristici e disastri sociali che ha reso questo nome bandito per sempre dagli uragani. A vent’anni dal caos, ripercorriamo la furia che ha sommerso New Orleans, lasciando una cicatrice indelebile sugli Stati Uniti – e magari un dito puntato contro chi non ha gestito il pandemonio.

La meteorologica di Katrina inizia come tante altre tragedie: da una depressione tropicale, quel vortice disorganizzato con l’occhio e venti fino a 63 km/h, nata al largo dell’Africa occidentale. Entro il 23 agosto 2005, a 560 km da Miami, si trasforma in uragano. Il giorno dopo, il 24 agosto, i venti salgono la scala diventando una tempesta tropicale – e boom, le danno il nome promuovendo questa bestia a Katrina. Mentre punta verso la Florida, si ingozza della corrente del Golfo e il 25 agosto schizza a categoria , con venti tra 119 e 153 km/h, proprio prima di colpire terra. Ma il vero inferno inizia dal 26 agosto, quando entra nel Golfo del Messico: acque bollenti la caricano come un razzo, portandola a categoria 3 il 27 agosto (venti tra 178 e 208 km/h) e poi a quella massima, 5, il 28 agosto, con raffiche folli fino a 278 km/h. Per fortuna, l’uragano devia verso nord e le acque più fredde del Golfo settentrionale lo indeboliscono a categoria 3, con venti scesi a 205 km/h, prima del landfall alle 4:10 del 29 agosto su Louisiana e Mississippi, vicino a Buras.

Mentre Katrina avanza, devasta tutto con la sua traiettoria verso nord, spegnendosi lentamente in 15 ore dopo aver marciato 240 km nell’entroterra del Mississippi, fino a dissolversi vicino ai Grandi Laghi. Ma i veri guai per New Orleans, quella città sventurata per l’80% sotto il livello del mare, arrivano con l’onda di tempesta più alta mai vista negli USA: 8,5 metri di inferno che sfondano gli argini alti 7 metri, lasciando l’Atlantico invadere le strade. Non bastassero i venti, piovono anche 25 centimetri di acqua dal cielo, rompendo 53 punti degli argini e inondando l’80% dell’area metropolitana. L’acqua penetra fino a 10 km nell’entroterra, non solo a New Orleans ma su tutte le coste di Louisiana, Mississippi e Alabama – e indovinate? I danni veri non vengono dai venti, ma da questo tsunami improvvisato.

New Orleans, con i suoi 400.000 abitanti quasi sulla linea di tiro del terzo uragano più feroce mai atterrato negli USA, paga il prezzo più alto: un ordine di evacuazione manda via 1,2 milioni di persone, ma decine di migliaia restano intrappolate, forse per testardaggine o perché le operazioni – e qui le critiche gridano forte – procedono con una lentezza criminale. Risultato? Oltre 1200 annegati solo lì, due terzi delle vittime totali, senza contare i corpi scomparsi. L’acqua resta per 43 giorni, fino all’11 ottobre, trasformando la città in un incubo di fame, sete e batteri letali, con la Guardia Nazionale che si fa viva solo il 2 settembre per distribuire cibo e acqua. Milioni senza casa, un milione di edifici distrutti, e New Orleans che perde il 30% della popolazione – un disastro che grida fallimento, perché per fortuna non era proprio sulla traiettoria piena di Katrina, altrimenti chissà quanti altri casini!

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