La chimica dietro la “fiamma invisibile”: autocombustione o trucco ottico?

Quando si osserva un oggetto prendere fuoco senza una fiamma visibile, si verifica spesso una reazione di sorpresa. Questo fenomeno, noto come “fiamma invisibile”, ha una spiegazione scientifica che coinvolge le caratteristiche del carburante e il tipo di fiamma generata.

Fiamma invisibile e gel igienizzante

Un esempio comune di fiamma invisibile si riscontra nell’uso del gel igienizzante per le mani, che frequentemente contiene alcol etilico in concentrazioni superiori al 60%. Alcuni prodotti riportano, ad esempio, il 62% di alcol etilico in massa. Avvicinando il gel a una fonte di calore, come un accendino o un fiammifero, l’alcol in esso contenuto reagisce con l’ossigeno presente nell’aria, dando origine a anidride carbonica e vapore acqueo, mentre libera energia sotto forma di calore e luce. In determinate condizioni di luce o prospettiva, tale fiamma può apparire quasi invisibile.

Natura chimica dell’alcol etilico

La scarsa visibilità della fiamma è attribuibile alla composizione chimica dell’alcol etilico. Quando brucia, l’etanolo produce una fiamma relativamente fredda e di colore bluastro, che risulta difficile da vedere in presenza di luce ambientale intensa o su determinati sfondi. La diminuzione dell’intensità della fiamma durante il consumo dell’alcol accentua ulteriormente questa difficoltà visiva, contribuendo a creare l’illusione di una combustione spontanea.

Interazione con materiali infiammabili

Se un pezzo di carta viene avvicinato a questa fiamma invisibile, inizierà a bruciare. Se non si è consapevoli della presenza della fiamma, si potrebbe erroneamente ritenere che si tratti di autocombustione, un processo in cui una sostanza prende fuoco senza una fonte esterna di innesco. Nel caso in questione, si tratta invece di un’interazione reale con una fiamma esistente, ma poco visibile.

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