Perché le persone venivano disegnate di profilo dagli Egizi?

Credit: AXP Photography, via Pexels

L’arte egizia ha origini antichissime, risalenti al IV millennio a.C., e si intreccia con le culture vicine, come quella siro-palestinese e fenicia. La sua influenza si estende fino al XIX secolo e oltre, con la possibilità di suddividerla in due grandi periodi: l’arte predinastica preistorica e l’arte dinastica. Le raffigurazioni delle figure umane e divine nell’arte egizia presentano un caratteristico stile. Le immagini sono realizzate di profilo, ma il corpo è raffigurato di lato mentre il busto, le spalle e l’occhio si mostrano frontalmente. Questa scelta stilistica è volta a rendere ben visibili tutte le parti del corpo e rappresentare le cose nel loro “profilo migliore”, ovvero come sono nella realtà.

Funzione dell’arte egizia

L’arte nell’antico Egitto aveva uno scopo fondamentale che andava oltre la semplice decorazione. Essa serviva come forma di documentazione storica, religiosa e sociale. Le pareti dei templi e delle tombe erano adornate di immagini che raccontavano la vita quotidiana, i rituali sacri e le conquiste dei faraoni. Ogni scena era realizzata con attenzione per comunicare sia alle generazioni future che al mondo divino.

Approccio stilistico e simbolismo

La mancanza di prospettiva nell’arte egizia non era da intendersi come una limitazione, ma come un approccio intenzionale che permetteva una rappresentazione chiara e simbolica dell’ordine sociale e religioso. Le figure erano disposte senza profondità, con dimensioni e posizionamento che riflettevano l’importanza e lo status degli individui raffigurati. Gli uomini, ad esempio, erano spesso rappresentati con la pelle rossa, un colore simbolo di vitalità, e durante le celebrazioni si dipingevano il corpo con ocra rossa. L’arte egizia era altamente codificata, con ogni elemento visivo che aveva uno scopo specifico nel trasmettere le qualità essenziali del soggetto.

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