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Il segreto dei Maya viene tradito da una stalagmite che rivela la verità sulla loro scomparsa, ridicolizzando le teorie storiche consolidate

SCOPERTO: I Maya non sono spariti per colpa degli alieni, ma per una siccità infernale che ha prosciugato tutto! Una stalagmite dal Messico ci sputa in faccia la verità cruda: secoli di siccità spietata hanno fatto crollare una civiltà intera, rovinando raccolti e mandando in fumo imperi. Che lezione per i nostri climi impazziti oggi? #MayaApocalisse #SiccitàLetale #StoriaBrutale

Per secoli, il mistero della scomparsa dei Maya è stato un rompicapo per gli storici, ma ora emerge dalla terra una prova schiacciante che getta luce su quel disastro epico. Non è un antico manoscritto o una maledizione degli dei, ma una semplice stalagmite dello Yucatán che ha registrato anni di siccità devastanti, culminando in una maratona di 13 anni senza una goccia d’. “Una ricerca”, condotta da un team internazionale guidato dall’Università di Cambridge e pubblicata su Science Advances, ha analizzato questa stalagmite, ribattezzata “Tzab06-1”, prelevata dalla grotta Grutas Tzabnah vicino a rovine come Uxmal e Chichén Itzá.

Immaginate una stalagmite come un diario di pietra che cresce strato su strato, spiattellando i segreti del clima attraverso di . Gli scienziati hanno decifrato dati sub-annuali, distinguendo tra stagioni piovose e secche dal 871 al 1021 d.C. – roba da far gelare il sangue, perché per i Maya, ossessionati dal mais, una stagione senza pioggia significava fame pura. Risultato? Otto di siccità estreme durante la stagione umida, con quella mostruosa dal 929 al 942 d.C. che ha battuto ogni record, lasciando solo polvere e rovine.

Ora, collegando questi dati climatici alle prove archeologiche, vediamo come le città Maya abbiano reagito – o meglio, ceduto – in modi diversi ma ugualmente tragici. Nella regione di Puuc, con Uxmal in prima fila, dipendevano da cisterne improvvisate che non reggevano alla siccità; le costruzioni e le iscrizioni si fermarono intorno al 900 d.C., proprio quando le piogge sparirono, e quella siccità da 13 anni fu il chiodo finale in una bara già piena di crepe.

Più a est, “Old Chichén” di Chichén Itzá crollò con le prime siccità, ma “New Chichén” provò a rimbalzare tra il 942 e il 1022 d.C., sfruttando tributi e commercio per tamponare il disastro. Peccato che neanche loro abbiano resistito alla “megadrought” post-classica all’inizio dell’XI secolo, che ha spazzato via tutto. Insomma, il clima non scherza – e se non impariamo, potremmo essere i prossimi a fare la fine dei Maya! Che commento: Madre Natura è una dura maestra, e stavolta ha vinto lei.

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