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Scoperto il metodo per produrre acqua infinita sulla Luna dalle rocce e dal vento

Scienziati cinesi hanno sviluppato un processo per estrarre acqua regolite lunare sfruttando il vento solare: questa scoperta potrebbe cambiare il futuro dell’esplorazione spaziale e della colonizzazione umana.

©NASA

La Luna, tradizionalmente considerata un luogo arido e inospitale, nasconde al suo interno risorsa preziosa come l’acqua. Grazie a recenti ricerche, i ricercatori cinesi hanno proposto un metodo per estrarre acqua dal suolo lunare, utilizzando l’idrogeno presente e imprigionato dal vento solare. Questa innovazione ha il potenziale di trasformare le nostre prospettive sull’esplorazione spaziale e sulla possibile colonizzazione lunare.

Per miliardi di anni, il suolo lunare è stato soggetto a un bombardamento da parte vento solare, composto da particelle cariche provenienti dal Sole, che ha portato all’intrappolamento di atomi di idrogeno nei minerali della regolite, il sottile strato di polvere sulla Luna. I campioni raccolti dalla missione cinese Chang’e-5 hanno rivelato che è possibile convertire questi atomi di idrogeno in acqua. Il processo consiste nel riscaldare il suolo lunare a temperature superiori ai 1.000°C, favorendo l’interazione tra l’idrogeno e gli ossidi di ferro presenti nella regolite, producendo vapore acqueo che, una volta condensato, si trasforma in acqua liquida.

Con un grammo di regolite è possibile tra i 51 e i 76 milligrammi di acqua, mentre una tonnellata di suolo lunare potrebbe generare oltre 50 chilogrammi di acqua, sufficiente per il fabbisogno di 50 persone per un giorno intero.

Ilmenite: il tesoro nascosto nel suolo lunare

Tra i minerali presenti sulla Luna, l’ilmenite (FeTiO3) si è dimostrato particolarmente adatto per l’estrazione di acqua. Questo minerale, abbondante sulla superficie lunare, è ricco di idrogeno e presenta una struttura che permette di assorbire e trattenere particelle del vento solare. La versione lunare dell’ilmenite ha una struttura atomica più ampia rispetto a quella terrestre, consentendo una maggiore immagazzinamento di idrogeno e un processo di estrazione ancora più efficiente.

Inoltre, la ricerca ha mostrato che la temperatura per l’estrazione dell’acqua essere ridotta a soli 200°C, minore rispetto ai 1.000°C iniziali, abbattendo i costi energetici e aumentando la sostenibilità dell’operazione in un ambiente con risorse limitate.

La missione Chang’e-5

La missione Chang’e-5, completata nel 2020, ha riportato sulla Terra 1.731 grammi di campioni lunari, offrendo l’opportunità di analizzare in dettaglio la composizione del suolo lunare e il suo potenziale come risorsa nell’esplorazione spaziale. I risultati hanno dimostrato che la regolite lunare non è solo polvere inerte, ma una riserva di elementi utili, inclusi idrogeno e acqua necessari per sostentare la vita umana.

Questa capacità di estrarre acqua direttamente dalla Luna è fondamentale non solo per la vita umana, ma anche per la generazione di ossigeno e carburante. La disponibilità di risorse idriche lunari potrebbe ridurre significativamente la necessità di trasporto di acqua dalla Terra, abbattendo costi e complessità logistiche.

Dove trovare l’acqua sulla Luna

La distribuzione dell’idrogeno sulla superficie lunare è variabile. Le regioni equatoriali, esposte al vento solare, risultano particolarmente adatte per la conversione dell’idrogeno in acqua, mentre le aree ad alta latitudine trattengono maggiore idrogeno grazie a una minore esposizione alla radiazione solare. Queste informazioni saranno essenziali per future missioni spaziali per identificare le zone più ricche di risorse.

La scoperta dei ricercatori cinesi rappresenta un importante passo avanti nell’ambito dell’esplorazione spaziale, potenzialmente avvicinando l’umanità al sogno di stabilire una presenza permanente sulla Luna. La valorizzazione delle risorse naturali lunari e lo sviluppo di tecnologie efficienti sono essenziali per il futuro delle missioni spaziali.

Fonte: Nanjing University

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