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Kowloon, la città murata più popolata al mondo si encuentra all’interno di Hong Kong

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La di Kowloon, negli anni ’90, è stata probabilmente il luogo più densamente popolato del pianeta, con una popolazione che raggiungeva fino a 50.000 abitanti in un’area di appena 0,02 km². Questo quartiere di , situato a nord dell’isola, ha acquisito una cattiva reputazione a causa delle difficili condizioni di vita e dell’oscurità quasi costante, causata dall’eccessiva urbanizzazione che impediva ai raggi del Sole di raggiungere le aree inferiori. Kowloon è stato demolito nel 1994, ma concetti simili persistono ancora oggi in alcune zone del Paese, come le famigerate case-bara. Per comprendere meglio la storia di questo luogo, faremo riferimento a uno studio pubblicato nel 2024 dall’Università di Hong Kong.

La costruzione della città murata

La formazione della città fortificata di Kowloon ha origini che risalgono alle due guerre dell’Oppio tra Regno Unito e Cina. A seguito della prima guerra, il Trattato di Nanchino cedette l’isola di Hong Kong alla Corona Inglese. Con la vittoria nella seconda guerra, la Cina cedette parte della penisola di Kowloon, mantenendo però il controllo su una città fortificata presente al suo interno. Questa città, costruita tra le due guerre, è riuscita a resistere per 99 anni come enclave cinese in un territorio sotto il dominio britannico.

Immagine Modello della città di Kowloon.

Una svolta significativa avvenne nel 1941, quando le forze giapponesi invasero Hong Kong e distrussero le fortificazioni della città per ricavarne materiali da costruzione. La mancanza di un muro di contenimento portò a una situazione di “limbo”, in cui il territorio non era più totalmente cinese, mentre i residenti, supportati da Pechino, si opponevano ai piani del governo britannico di demolire l’intera area. Questo, unito al disinteresse del governo britannico, favorì lo sviluppo di una baraccopoli verticale su una superficie di appena 0,026 km².

Lo sviluppo della città oscura

Kowloon iniziò a svilupparsi in modo incontrollato, senza norme costruttive, fatta eccezione per un limite di altezza di 14 piani a causa della vicinanza all’aeroporto di Kai Tak. La mancanza di luce naturale in molti appartamenti contribuì a dare il soprannome di città oscura, mentre la gestione dei rifiuti era quasi inesistente e l’elettricità era fornita principalmente tramite allacciamenti illegali. Sebbene i residenti vivessero relativamente in tranquillità, la zona era caratterizzata da un alto traffico di eroina.

Immagine Credito: M+ Research Center

La rapida crescita dell’insediamento fu in gran parte determinata dall’afflusso di rifugiati cinesi, soprattutto negli anni ’60. Prima della demolizione, la popolazione era stimata tra i 35.000 e i 50.000 abitanti, con una densità abitativa che oscillava tra ,3 milioni e 2,5 milioni di persone per km², valori che superano di gran lunga quelli di altre aree fortemente popolate, come ad esempio il principato di Monaco, che conta circa 25.000 abitanti per km².

Immagine Credito: M+ Research Center

La demolizione del quartiere avvenne nel 1994 e da allora, Kowloon è diventato soggetto di ispirazione per film, serie televisive e videogiochi. Oggi, al posto dell’antica città, sorge un parco pubblico.

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Quando arriverà il 6G e quali saranno le differenze rispetto al 5G?

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Le reti 6G, ossia la sesta generazione di tecnologie di telefonia mobile, sono in fase di sviluppo e rappresentano una promessa di connettività avanzata. Questo nuovo standard mira a offrire prestazioni superiori alla tecnologia attuale, con frequenze di trasmissione più elevate e una latenza prevista di microsecondo. Tuttavia, il lancio commerciale del 6G è previsto per il 2030.

Quando ci sarà il 6G

Attualmente, il 6G non dispone di standard definitivi, né è inserito programmi del 3GPP (3rd Generation Partnership Project) o di altre organizzazioni di standardizzazione. Tuttavia, importanti aziende come Samsung, Nokia, LG e Apple stanno già conducendo sperimentazioni. Negli Stati Uniti, la “Next G Alliance”, avviata nel 2020 dalla ATIS (Alliance for Telecommunications Industry Solutions), include aziende come AT&T, Verizon, T-Mobile, Qualcomm, Google, Microsoft e Apple, per definire strategie riguardanti il 6G. In Europa, il progetto Hexa-X, parte del programma Horizon 2020, coinvolge Nokia, Ericsson, Telefónica e Orange nello sviluppo di questo nuovo standard.

Come sarà il 6G e qual è la differenza con il 5G

Il 6G prevede l’uso di frequenze radio superiori al 5G, aumentando la capacità di trasmissione dati e riducendo la latenza. L’obiettivo è ottenere una latenza inferiore a 1 millisecondo e velocità teoriche che potrebbero raggiungere i 1000 Gbit/s, facilitando comunicazioni quasi istantanee e nuove applicazioni avanzate, tra cui il controllo remoto in tempo reale e una connettività migliorata per i dispositivi IoT (Internet of Things).

Inoltre, il 6G integrerà l’intelligenza artificiale per ottimizzare l’infrastruttura di rete e includerà il mobile edge computing direttamente nella rete stessa. Studi in corso presso l’Università della California di Santa Barbara sono focalizzati su tecnologie come amplificatori di potenza basati su transistor in nitruro di gallio (GaN), operanti a frequenze fino a 230 GHz. Le reti 6G utilizzeranno onde a inferiore a un millimetro, promettendo velocità di trasferimento dati senza precedenti, con potenziali picchi di 1 terabyte al nelle trasmissioni a breve raggio.

I settori più toccati dal 6G

L’implementazione del 6G avrà conseguenze significative in vari ambiti, tra cui:

  • Sicurezza pubblica: sistemi avanzati di riconoscimento facciale e monitoraggio ambientale.
  • Sanità: innovazioni nella telemedicina e nei dispositivi medici interconnessi.
  • Industria e smart cities: avanzamenti nell’automazione e nel monitoraggio intelligente del traffico.
  • Mobilità e veicoli autonomi: comunicazioni affidabili per auto a guida autonoma.
  • Intrattenimento e realtà virtuale/aumentata: esperienze immersive grazie a un miglioramento della latenza e della larghezza di banda.

Questi sviluppi potrebbero trasformare radicalmente la connettività e le applicazioni tecnologiche nella vita quotidiana.

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Effettuare una pulizia efficace dell’acciaio e la sua lucidatura

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L’acciaio è una lega composta principalmente da ferro e , presente in quantità inferiore al 2%. Grazie alla resistenza e durezza, è uno dei materiali più utilizzati in ambito industriale e domestico. Una delle varianti più comuni è l’acciaio inossidabile, noto anche come inox. Questo tipo di acciaio presenta uno strato sottile di ossido di cromo sulla superficie, che protegge il metallo dall’ossidazione e previene la formazione di ruggine. In molte abitazioni, specialmente quelle moderne, l’acciaio inox si trova in cucina, negli elettrodomestici, nelle maniglie e in alcuni mobili. La domanda si pone: come si pulisce correttamente l’acciaio inox? Esistono prodotti domestici in grado di rimuovere macchie e sporco in modo efficace, ma è fondamentale scegliere quelli adatti per evitare danni alla superficie.

Metodi efficaci per la pulizia dell’acciaio inox

Nonostante l’acciaio possa vantare un aspetto pulito e brillante, nel tempo le superfici possono diventare opache e sporche per vari motivi. In cucina, ad esempio, possono apparire macchie dovute a residui di cibo o bevande, mentre in altre aree della casa il principale problema sono le impronte digitali.

Ogni tipologia di sporco richiede un trattamento specifico, e non esiste un “pulitore universale”. È più efficace affrontare i vari tipi di macchie separatamente. Le impronte digitali, prodotte dalle secrezioni della pelle, possono essere rimosse facilmente con una spugna imbevuta di calda e sapone. In alternativa, un panno in microfibra leggermente umido può essere sufficiente. Per residui più ostinati, si può utilizzare un panno morbido imbevuto di detergente per vetri o un detergente in crema, asciugando bene alla fine.

Per rimuovere cibo bruciato incrostato, basta riempire la pentola con acqua calda e detersivo per piatti, lasciando agire prima di strofinare con una spugna non abrasiva. Se il metodo non funziona, l’aggiunta di carbonato di sodio (soda da bucato) risulterà efficace grazie alle sue proprietà alcaline. In alternativa, si può usare bicarbonato di sodio con acqua bollente per un effetto simile. Questo trattamento è valido anche per eliminare macchie di tè e caffè da teiere e caffettiere in acciaio.

Gestire residui e macchie di calcare

I residui di adesivo che restano dopo la rimozione di etichette possono essere trattati scaldandoli con un fon e poi rimuovendoli con un panno imbevuto di acetone o alcol etilico. Per quanto riguarda i depositi di calcare, aceto o succo di limone possono sciogliere il carbonato di calcio, facilitando la rimozione delle macchie bianche senza danneggiare l’acciaio inox.

Per conferire luminosità all’acciaio dopo la , è possibile applicare una piccola quantità di olio per con un panno morbido, ma questo trattamento è consigliato solo per superfici non destinate al contatto con alimenti.

Precauzioni per la manutenzione dell’acciaio inox

Per mantenere l’acciaio inox in perfette condizioni, è fondamentale sapere cosa evitare. Prodotti aggressivi come candeggina e acidi concentrati possono danneggiare la superficie. Anche il sale e detergenti contenenti cloruri possono risultare pericolosi se lasciati a lungo sulla superficie.

È importante evitare l’uso di pagliette d’acciaio o spugne abrasive, che possono graffiare l’acciaio, alterandone la finitura. Per una pulizia adeguata, è consigliabile usare panni morbidi e prodotti delicati, per preservare la brillantezza e la resistenza del materiale nel tempo.

Acciaio inox graffi

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La prova che i bambini di 29.000 anni fa avevano piercing sulle guance scoperta nei denti

Un’ recente sui resti fossili dei Pavloviani ha indicato segni di usura dentale compatibili con l’uso di piercing facciali. Questa condizione si manifesta in particolare , con un aumento evidente con l’età, suggerendo un’usanza sociale che potrebbe essere associata a status, maturità o riti di passaggio.

Cultura avanza e segni sui

I Pavloviani, una popolazione di cacciatori-raccoglitori che visse in Europa centrale tra 29.000 e 25.000 anni fa, sono stati oggetto di studi archeologici approfonditi. Grazie all’uso di tecnologie avanzate in pietra, cacciavano mammut e creavano arte attraverso sculture in avorio e ceramica. Le loro abitazioni, costruite con ossa di mammut, testimoniano le loro capacità ingegneristiche.

Una scoperta sorprendente ha riguardato l’usura dental dei Pavloviani, osservata da John C. Willman, ricercatore presso il Laboratory of Prehistory (CIAS) dell’Università di Coimbra. L’usura sui molari, premolari e canini, è stata evidenziata come un chiaro indicatore legato all’uso di labret, piercing facciali che avrebbero potuto lasciare segni distintivi.

Possibili spiegazioni per l’usura

L’analisi microscopica ha rivelato superfici dentali appuntite e lisce, compatibili con un oggetto sottoposto a sfregamento prolungato contro la guancia. Altri studiosi avevano avanzato teorie alternative, suggerendo comportamenti come il succhiare piccole pietre o attività ripetitive, ma Willman sostiene che l’uso di piercing è l’ipotesi più verosimile.

I dati mostrano che i segni di usura dentale sono presenti già in bambini tra i 6 e i 10 anni, aumentando negli adulti che mostrano anche usura bilaterale. Questo potrebbe indicare che i giovani iniziano con un solo piercing, con l’aggiunta di un in età più avanzata, potenzialmente legato a pratiche rituali o indicatori di status sociale.

Un’usanza comune nel Paleolitico

Nonostante l’evidenza della pratica, rimane da risolvere la mancanza di reperti tangibili, come labret o oggetti simili, nelle sepolture. Si ipotizza che questi ornamenti potessero essere fatti di materiali degradabili, come legno o cuoio.

Indipendentemente dalla causa precisa dell’usura dentale, il fatto che sia diffusa tra adulti, adolescenti e alcuni bambini indica una consuetudine condivisa all’interno della cultura pavloviana. Lo studio intitolato “Probable Use of Labrets Among the Mid-Upper Paleolithic Pavlovian Peoples of Central Europe” è stato pubblicato nel Journal of Paleolithic Archaeology.

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Il segreto dell’uovo sodo perfetto viene svelato dagli scienziati

È possibile ottenere un uovo con una consistenza perfetta grazie al metodo della cottura periodica, che alterna diverse temperature per garantire che tuorlo ed albume siano dalla stessa consistenza.

Preparare un uovo sodo può sembrare semplice, ma il rischio di ottenere un tuorlo secco o un albume gommoso è concreto. Per prevenire tali risultati indesiderati, è stata sviluppata una metodologia scientifica che permette di ottenere un uovo sodo con tuorlo e albume dalla stessa consistenza. Questo è possibile grazie alla cottura periodica, un metodo studiato da un team di ricerca dell’Università Federico II di Napoli e riportato sulla rivista Communications Engineering.

La scienza dei materiali

La scienza dei materiali è una disciplina che indaga come la struttura interna di un materiale influenzi le sue proprietà e applicazioni. Si caratterizza per il suo approccio interdisciplinare che unisce conoscenze di fisica, chimica, ingegneria e biologia, puntando alla creazione di materiali sempre più performanti.

Questa scienza ha avuto un impatto significativo in vari settori, dalla costruzione di aerei leggeri e resistenti attraverso l’uso di materiali compositi, alla rivoluzione informatica grazie ai semiconduttori. Tra le sue applicazioni, la scienza dei materiali è in grado di sviluppare anche materiali intelligenti, capaci di rispondere a stimoli esterni, e biomateriali per la medicina.

Il metodo della cottura periodica

La preparazione dell’uovo sodo utilizzando il metodo della cottura periodica è relativamente semplice ma richiede precisione. Il processo prevede di immergere l’uovo in a 35 gradi per due minuti, poi spostarlo in acqua a 95 gradi per altri due minuti, ripetendo questa alternanza per otto volte. Il risultato finale è un uovo con tuorlo e albume equilibrati nella consistenza.

Il principio alla base del metodo

Il problema della cottura tradizionale è che tuorlo e albume non coagulano alla stessa . L’albume si solidifica a circa 85 gradi, mentre il tuorlo a 65 gradi, quindi la cottura diretta a 100 gradi tende a seccare il tuorlo e indurire l’albume. La cottura periodica alterna temperature inferiori e superiori, consentendo ai due componenti di raggiungere gradualmente la consistenza ottimale. Questo approccio garantisce una cottura uniforme preservando le caratteristiche organolettiche dell’uovo.

La tecnica di cottura periodica è stata sviluppata utilizzando modelli matematici legati allo studio dei materiali, impiegando un software di fluidodinamica computazionale per simulare il comportamento termico dell’uovo e definire il corretto ritmo di alternanza delle temperature. Sebbene questa tecnica sia specifica per la cucina, le sue applicazioni potrebbero estendersi a settori come la polimerizzazione e la cristallizzazione.

In conclusione, se si è in cerca di un risultato culinario di alta precisione, la cottura periodica rappresenta una stimolante, capace di garantire un uovo sodo perfetto, con una consistenza omogenea. La ricetta richiede più attenzione alla classica bollitura, ma permette di ottenere un risultato altamente soddisfacente.

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Come vengono realizzati i carri e chi vota il vincitore

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Il Carnevale di Viareggio, località della provincia di Lucca, in Toscana, è uno degli eventi più emblematici d’Italia, in compagnia delle celebri manifestazioni di Venezia e Ivrea. Per il 2025, le celebrazioni si terranno da domenica 9 febbraio a martedì 4 marzo. Fondato nel 1873, il Carnevale è una fusione di arte, cultura e spettacolo, caratterizzato dalla sfilata di imponenti carri allegorici di cartapesta e dalla tradizionale assegnazione del carro . Durante il mese di festeggiamenti, la di Viareggio accoglie visitatori da ogni parte del con sfilate, balli e eventi di intrattenimento. La manifestazione rappresenta un’antica tradizione che anticipa l’inizio della Quaresima, un periodo di digiuno e riflessione nel calendario cristiano.

La storia del Carnevale di Viareggio dal 1873 ad oggi

Il Carnevale di Viareggio affonda le sue radici nel 25 febbraio 1873, quando si svolse la prima sfilata di carri addobbati e carrozze lungo la via Regia nel cuore della città. Nel corso degli anni, la manifestazione ha subito diverse trasformazioni. Nel 1905, la sfilata si sposta sul lungomare. Dopo una pausa di sei anni durante la Prima Guerra Mondiale, nel 1921 viene composta la prima canzone per il Carnevale grazie all’opera del musicista Icilio Sadun e del paroliere Lelio Maffei. Da quel momento, ogni edizione ha la sua canzone ufficiale, ora raccolta nell’Albo d’. Lo stesso anno vede la nascita della Rivista che documenta la storia del Carnevale.

Con il passare degli anni, i carri e le maschere hanno acquisito una complessità sempre maggiore. Nel 1923, un carro dedicato a Pierrot presenta movimenti meccanici, stupendo i presenti. Un’importante innovazione arriva nel 1925, quando Antonio D’Arliano introduce l’uso della cartapesta, che consente di realizzare personaggi più grandi e leggeri. La manifestazione subisce nuovamente un’interruzione a causa della Seconda Guerra Mondiale, riprendendo nel 1946, periodo durante il quale si cercano nuove modalità di espressione artistica.

Negli anni successivi, il Carnevale diventa un evento mediatico, con la sua prima trasmissione televisiva nel 1954 e successivamente in Eurovisione nel 1958. Nel 1973 viene celebrato il centenario con un’edizione memorabile, mentre nel 1984 si introduce la Lotteria Nazionale di Viareggio. Un significativo sviluppo avviene nel 2001, con la costruzione della Cittadella del Carnevale, un parco tematico dedicato alle maschere progettato dall’architetto Francesco Tomassi.

I carri di cartapesta: quanto sono grandi e come realizzati

I carri del Carnevale di Viareggio sono imponenti strutture in cartapesta, alti circa 20 metri e larghi circa 12. Queste opere d’arte trasmettono messaggi allegorici legati a storie, tradizioni e critiche sociali e politiche. Il processo di costruzione è artigianale e coinvolge i Maestri costruttori viareggini, specializzati nell’interpretazione artistica e nel riutilizzo dei materiali. Ogni anno, per realizzare i carri, vengono utilizzate circa 5 tonnellate di pagine di giornale combinati con acqua, colla e farina.

Tra le maschere di spicco del Carnevale, troviamo Burlamacco, che ha debuttato nel 1931, e Ondina, simbolo del mare. Burlamacco, con il suo costume a scacchi rossi e bianchi, è diventato emblematico della manifestazione.

Come funziona la gara dei carri e come viene votato il vincitore

La conclusione del Carnevale prevede la proclamazione dei carri vincitori. Sfilano annualmente 9 carri di prima categoria, 5 di seconda, insieme a 9 mascherate in gruppo e 9 maschere isolate. La Giuria del Carnevale, composta da esperti esterni nominati dalla Fondazione organizatrice, è responsabile della valutazione dei partecipanti. Essa include artisti, registi, professionisti del mondo dello spettacolo e della cultura, nonché studenti e operatori culturali. I giurati esprimono le loro preferenze tramite schede di voto, che vengono poi sommate per determinare i vincitori.

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Cosa viene analizzato nel cervello durante la depressione? La depressione esaminata dal punto di vista biochimico

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La depressione è un disturbo psichico contraddistinto da una deviazione dell’umore che si manifesta tramite stati di tristezza intensa, insoddisfazione, mancanza di piacere e pensieri negativi su sé stessi e sulla propria vita. Si differenzia dalla semplice tristezza, che è una adattiva a situazioni di stress. La depressione, invece, rappresenta una condizione patologica in cui le risposte emotive negative diventano gravi, persistenti e invalidanti.

Numerose ricerche hanno dimostrato che la depressione è associata a rilevanti alterazioni cerebrali e nella regolazione di neurotrasmettitori come serotonina, dopamina e noradrenalina. Inoltre, fattori quali stress e infiammazione cronica possono contribuire a questa condizione, che si definisce patologica quando l’umore disforico e i pensieri negativi si protraggono per settimane o anni, accompagnati da disturbi comportamentali, del sonno, dell’appetito, dell’energia e della libido.

DISCLAIMER: Le informazioni contenute in questo articolo sono puramente a scopo divulgativo e non costituiscono diagnosi né prescrizioni. È fondamentale rivolgersi sempre al proprio medico curante per problemi di salute.

Cosa succede nel cervello quando compare la depressione

Studi di imaging neurologico hanno rivelato differenze tra individui con depressione e soggetti sani. pazienti depressi, si osserva spesso una riduzione del volume di aree cerebrali significative, come l’ippocampo e parti del lobo frontale. La diminuzione della massa ippocampale è correlata a deficit nella memoria e nella regolazione emotiva, evidenziando una vita emotiva caratterizzata da un umore depresso e da scarsa motivazione.

Le regioni prefrontali, coinvolte nella pianificazione e nel controllo cognitivo, presentano una ridotta attivazione durante compiti esecutivi, suggerendo una compromissione dei meccanismi che regolano le emozioni. Questo porta a una minore capacità di affrontare situazioni che, normalmente, potrebbero sembrare insormontabili.

Disfunzioni sono state osservate anche nella corteccia cingolata e nell’amigdala, entrambi essenziali nella gestione delle emozioni. La ricerca indica un’iperattività dell’amigdala, che risponde eccessivamente a stimoli negativi, contribuendo a una visione pessimistica della realtà. Inoltre, l’iperattività del nucleo subgenuale della corteccia cingolata è stata correlata con la gravità dei sintomi depressivi, portando all’uso di tecniche di neuromodulazione come la stimolazione cerebrale profonda per ripristinare l’equilibrio delle reti neurali disfunzionali.

Le disfunzioni nei circuiti neurali caratteristiche della depressione

Ricerche recenti hanno messo in evidenza che la depressione non è solo il risultato di alterazioni isolate in singole aree cerebrali, ma anche di disfunzioni nelle connessioni tra queste aree. Maggiore attivazione di un network cerebrale implica più connessioni e una facilitazione dell’attivazione futura, simile alla crescita delle radici di una pianta. In pazienti depressi, l’iperattivazione del Default Mode Network, che si occupa di processi di auto-riflessione, contribuisce a una tendenza al rimuginio e alla concentrazione su pensieri negativi.

Allo stesso , la comunicazione tra il Default Mode Network e le reti di controllo cognitivo, come il fronto-parietale, risulta compromessa, con impatti negativi sulla regolazione delle emozioni.

Pensieri negativi depressione

Neurotrasmettitori e plasticità sinaptica

Da decenni, la “teoria delle monoammine” offre una spiegazione del ruolo di serotonina, noradrenalina e dopamina nella depressione. Anche se non si può attribuire a un semplice squilibrio di tali neurotrasmettitori la complessità del disturbo, studi recenti evidenziano che le terapie antidepressivi possono influire non solo sui neurotrasmettitori ma anche sulla plasticità sinaptica e sulla neurogenesi, ovvero la formazione di nuovi neuroni. La promozione della neurogenesi nell’ippocampo potrebbe rappresentare un meccanismo attraverso il quale gli antidepressivi attenuano i sintomi.

La serotonina è particolarmente considerata nella lotta contro la depressione. Una scarsa trasmissione serotoninergica è correlata a una ridotta regolazione delle emozioni e a una maggiore propensione ad emozioni negative. Gli antidepressivi della classe degli inibitori della ricaptazione della serotonina mirano ad aumentare la disponibilità di serotonina tra i neuroni, facilitando così la trasmissione nervosa e migliorando il tono dell’umore.

La noradrenalina, importante per l’attenzione e la risposta allo stress, se attivata cronicamente, può generare irritabilità, ansia e difficoltà di concentrazione, sintomi spesso osservati nei soggetti depressi.

Infine, la dopamina, associata al piacere e alla motivazione, risulta ridotta nella depressione, correlata a sintomi di anedonia e mancanza di motivazione. Questi tre sistemi lavorano in interazione complessa: l’attività della serotonina influenza la dopamina, mentre la noradrenalina modula entrambe.

Stress, infiammazione e risposta immunitaria

Un ulteriore elemento significativo riguarda la risposta allo stress. L’asse ipotalamo-ipofisi-surrene è responsabile della di cortisolo, l’ormone dello stress, che se attivato in modo cronico può avere effetti nocivi sul . Un’eccessiva produzione di cortisolo è associata a danni neuronali e a una diminuzione della plasticità sinaptica, in particolare nell’ippocampo.

Recenti studi hanno evidenziato anche una componente infiammatoria in alcuni pazienti depressi. La presenza di citochine proinfiammatorie suggerisce che l’attivazione del sistema immunitario possa interferire con il normale funzionamento cerebrale, contribuendo alla patogenesi della depressione.

Fonti:

Drevets, W. C. (2000). Functional anatomical abnormalities in limbic and prefrontal cortical structures in major depression.
Mayberg, H. S. (2003). Modulating dysfunctional limbic-cortical circuits in depression: Towards development of brain-based algorithms for diagnosis and optimized treatment.
Mayberg, H. S., et al. (2005). Deep brain stimulation for treatment-resistant depression.
Schmaal, L., et al. (2017). Cortical abnormalities in adults and adolescents with major depression based on brain scans from 20 cohorts worldwide in the ENIGMA Major Depressive Disorder Working Group.
Duman, R. S. & Aghajanian, G. K. (2012). Synaptic dysfunction in depression: Potential therapeutic targets.
McEwen, B. S. (2004). Protection and damage from acute and chronic stress: Allostasis and allostatic overload and relevance to the pathophysiology of psychiatric disorders.
Miller, A. H. & Raison, C. L. (2016). The role of inflammation in depression: From evolutionary imperative to modern treatment target.
Sheline, Y. I., et al. (2009). The default mode network and self-referential processes in depression.
Nestler, E. J., & Carlezon, W. A. (2006). The mesolimbic dopamine reward circuit in depression.

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Storia della musica rock, da Chuck Berry al giorno d’oggi

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Il è un genere musicale complesso da definire, strettamente legato alla società e alla cultura del ventesimo secolo. È riconosciuto per aver prodotto molte canzoni memorabili grazie a artisti che hanno segnato la storia del genere. Dinamico e vigoroso, il rock ha rappresentato un importante cambiamento culturale, facendosi strada come una delle forme di espressione musicale più influenti e longeve. Pur essendo affievolito negli ultimi venticinque anni, il rock mantiene un vasto seguito di fan, che non escludono la possibilità di un suo possibile ritorno, influenzato da nuove idee e stili.

Le origini del rock

Il termine “rock” ha origini nel fenomeno del rocking della musica gospel afroamericana, particolarmente comune nel sud degli Stati Uniti. Questa espressione descriveva uno stato di “estasi emotiva” vissuto dai fedeli le cerimonie religiose, durante il quale il corpo si muoveva ritmicamente in risposta alla musica. Negli anni ’50, il rock emerse come un genere musicale a valorizzare quel movimento, grazie a musicisti influenzati dalla tradizione gospel e afroamericana, che scelsero il termine per descrivere la loro musica intensa e potente.

Alcuni storici della musica suggeriscono che il termine potrebbe derivare anche dall’espressione “Rocking and rolling”, utilizzata per descrivere il movimento oscillante delle navi in mare o, più in generale, per evocare un ritmo energico. Queste parole furono successivamente adottate per riferirsi al modo in cui certe canzoni facevano muovere le persone. Di conseguenza, il rock ha continuato a evolversi, trasformandosi in un sound fresco e travolgente.

Caratteristiche del rock

Il rock si contraddistingue per il suo spirito anticonformista e ribelle, e i testi sono spesso crudi e diretti. Non esiste rock senza i suoi strumenti fondamentali: la chitarra elettrica, il basso e la batteria. Diverse band, nel corso degli anni, hanno arricchito la loro musica con altri strumenti come organo, tastiera e sintetizzatore, specialmente tra la fine degli anni ’60 e ’70.

La struttura delle canzoni si basa tipicamente su una forma “strofa-ritornello,” spesso accompagnata da un riff e assoli virtuosistici. I temi trattati spaziano dall’amore alla ribellione sociale e politica, a testi più introspettivi riguardanti la condizione umana. Il rock è stato il linguaggio di una generazione giovanile e ha dato vita a numerosi sottogeneri, ognuno con le proprie specificità, ma tutti uniti da un’energia distintiva.

Il rock dopo gli anni ’60

Con la fine degli anni ’60, il rock affrontò il movimento del rock progressivo, caratterizzato dall’integrazione di elementi complessi e strumentali, eventi che portarono ad una nuova maturità del genere. Brand di spicco come i Pink Floyd e i Genesis definirono questo filone, dando vita a opere iconiche.

Gli anni ’70 assistettero allo sbocciare dell’Hard Rock, con band come i Led Zeppelin e i Black Sabbath che hanno tracciato le basi dell’heavy metal. Negli anni ’80, l’hard rock si fuse con l’heavy metal, mentre il punk rock e l’alternative rock emersero come movimenti distintivi. L’influenza di band come i Nirvana e i Pearl Jam rappresentò l’apice del grunge, un genere che ha lasciato un segno indelebile anche seguenti anni ’90.

Negli anni 2000, l’indie rock si affermò, portando con sé un suono fresco e innovativo, rappresentato da gruppi come i Strokes e i My Chemical Romance. La trasformazione del rock nel evidenzia la capacità di adattarsi e rimanere rilevante, continuando a influenzare generazioni di musicisti e appassionati.

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Le reazioni internazionali alla telefonata al Cremlino

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Credits: Kremlin.ru

Il recente dialogo telefonico tra il Presidente degli Stati Uniti e il leader russo ha aperto una nuova fase diplomatica riguardo alla guerra in Ucraina. La conversazione, durata un’ora e mezza, è stata descritta come “lunga e altamente produttiva”, con entrambi i leader concordi nell’intento di porre fine al conflitto che ha causato un numero elevato di perdite umane. La risoluzione della guerra è stata riaffermata come priorità dall’amministrazione statunitense.

Nel suo nuovo mandato, il Presidente ha manifestato l’intenzione di migliorare le relazioni con Mosca e ha espresso la necessità di un accordo di pace. Ha anche espresso il desiderio di invitare Putin al prossimo G7 e ha dichiarato che non desidera continuare a sostenere finanziariamente l’Ucraina, lasciando intendere che una soluzione al conflitto includerebbe anche la cessazione di questo supporto.

Tuttavia, questa iniziativa ha suscitato preoccupazioni riguardo alla possibilità di un’alleanza tra Stati Uniti e Russia che potrebbe isolare l’Ucraina da futuri negoziati. Il Presidente ucraino ha manifestato il suo disappunto per non essere stato coinvolto nella conversazione tra i due leader. lui, un dialogo richiederebbe la partecipazione di tutte le parti direttamente coinvolte.

Il Cremlino ha confermato che l’invito a una visita di Trump è stato esteso, e il portavoce russo ha evidenziato la necessità di affrontare le radici del conflitto. Ciò suggerisce che la Russia non sarà soddisfatta di un semplice cessate il fuoco, ma rivendica la soddisfazione di determinate condizioni.

Uno degli aspetti più critici riguarda la possibilità che il sostegno statunitense venga meno, il che potrebbe costringere l’Ucraina a fare concessioni inaccettabili secondo le attuali posizioni dei funzionari di Kiev. Zelensky ha ribadito che anche i leader europei devono essere inclusi negoziati e che è indispensabile la loro presenza per garantire che le istanze ucraine siano adeguatamente rappresentate.

Intanto, i combattimenti continuano, con droni e scambi di artiglieria che segnalano la gravità della situazione sul campo. Entrambe le nazioni stanno intensificando gli sforzi per rinforzare i propri eserciti, con la Russia che offre incentivi per attrarre reclute, mentre l’Ucraina adotta misure di mobilitazione più drastiche.

I Paesi della continuano a esprimere supporto a Kiev, e il segretario generale ha sottolineato l’importanza di un incremento della militare. Tuttavia, ci sono incertezze sull’adesione dell’Ucraina alla NATO, con il segretario alla Difesa degli Stati Uniti che ha espresso scetticismo riguardo a una tale eventualità, rivolgendo l’attenzione verso un piano di pace praticabile.

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Cosa è successo durante l’evento di Čeljabinsk

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Il 15 febbraio 2013, la di , in Russia, fu teatro di un evento straordinario: l’esplosione di una meteora nell’atmosfera terrestre. Questo fenomeno, noto come “meteora di Čeljabinsk”, è stato registrato come la più potente esplosione di una meteora in oltre un secolo. Alle 09:13, un asteroide di 15 metri di diametro e 10.000 tonnellate esplose tra i 30 e i 50 km di altezza, generando un’onda d’urto equivalente a 500 kilotoni, che corrisponde a circa 30 volte l’ della bomba atomica di Nagasaki. Sebbene la maggior parte dell’energia sia stata assorbita dall’atmosfera, più di .000 persone rimasero ferite a causa delle schegge di vetro frantumate dagli effetti dell’esplosione.

L’esplosione della meteora: cosa successe durante l’evento di Čeljabinsk

All’ora dell’incidente, il cielo di Čeljabinsk fu illuminato dalla disintegrazione dell’asteroide, che rilasciò un’energia enorme, causando danni significativi alla città e ferendo quasi 1.000 persone a causa della rottura dei vetri. La scia dell’evento fu visibile su ampie aree del sud degli Urali e del Kazakistan. I dell’evento mostrano una palla di fuoco che attraversa il cielo a velocità comprese tra 40.000 e 50.000 km/h, seguita da un lampo di luce intensissima e dal boato di un’esplosione. Una parte dell’asteroide non si disintegrò completamente e cadde nel lago Čebarkul’, dove è stato rinvenuto un frammento di quasi 570 kg, consentendo di analizzare la sua composizione chimica.

Da dove proveniva l’asteroide che esplose nei cieli in Russia

La qualità dei video registrati dell’evento, molte volte grazie all’uso diffuso di dashcam, ha permesso agli astronomi di determinare velocità e angolo di rientro dell’oggetto. Questo asteroide è stato classificato come appartenente alla classe Apollo, che comprende oggetti nella fascia degli asteroidi tra Marte e Giove. Tali asteroidi hanno un perielio all’interno dell’orbita terrestre e un semi-asse dell’orbita maggiore di quello della Terra.

L’importanza dei sistemi di difesa planetaria

Fortunatamente, l’energia dell’esplosione è stata assorbita dall’atmosfera, evitando un potenziale disastro se l’impatto fosse avvenuto a un’altezza inferiore o se l’asteroide fosse atterrato. Un aspetto preoccupante è che l’asteroide non era stato rilevato prima dell’impatto, principalmente a causa della sua provenienza dalla direzione del Sole, rendendolo invisibile nel suo bagliore. Questo evento ha stimolato la creazione di uffici per la difesa planetaria, con l’obiettivo di monitorare e suddividere i telescopi per la scoperta di oggetti potenzialmente pericolosi. Inoltre, ha portato investimenti in programmi di deviazione orbitale, come dimostrato dalla sonda DART della NASA, che il 26 settembre 2022 ha deviato la traiettoria dell’asteroide Dimorphos.

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Le tre fasi dell’amore vengono analizzate secondo la scienza

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Quando ci si innamora, il nostro attiva una serie di biochimiche che portano a esperienze emotive intense. Queste reazioni sono alla base di sentimenti come l’eccitazione e l’ansia, manifestandosi attraverso diversi sintomi fisici, come la sudorazione delle mani, un battito cardiaco accelerato e una riduzione dell’appetito. In occasione di San Valentino, si analizzano scientificamente le dell’innamoramento, come teorizzato dalla Dr. Helen Fisher, e le molecole coinvolte in questo complesso fenomeno.

Fase 1: il desiderio

La prima fase dell’innamoramento è caratterizzata dal desiderio sessuale. In questa fase, si avverte un forte impulso di intimità con la persona di interesse, un fenomeno che ha radici evolutive legate alla riproduzione e alla sopravvivenza della specie. Gli ormoni sessuali, come testosterone ed estrogeni, insieme alla dopamina, sono i principali responsabili del forte desiderio presente in questa fase. La dopamina, in particolare, contribuisce a generare sensazioni di euforia e felicità.

Fase 2: l’attrazione

La seconda fase si manifesta attraverso un’attrazione intensa. In questo stadio, il pensiero verso l’altro diventa costante e quasi involontario. Ciò può comportare la perdita di appetito e una marcata distrazione. L’attrazione si intensifica ulteriormente al semplice contatto con odori o suoni associati alla persona amata. I principali neurotrasmettitori coinvolti sono dopamina, noradrenalina e feniletilamina, mentre la serotonina si riduce. Questa alterazione può portare a comportamenti ossessivi e a una focalizzazione eccessiva sui pregi del partner, trascurando gli aspetti negativi.

molecola dopamina La molecola della dopamina

Fase 3: il legame

La terza fase è definita fase del legame o attaccamento. Qui, le molecole che stimolano l’eccitazione iniziano a calare, mentre aumenta la di ossitocina e vasopressina. Tali sostanze chimiche favoriscono il desiderio di vicinanza fisica, cura reciproca e protezione. Questa fase segna un passaggio da un amore impulsivo e irrazionale a un amore più maturo e profondo, caratterizzato dalla volontà di costruire una relazione duratura.

molecola ossitocina Ossitocina

In conclusione, l’innamoramento non è solamente un’esperienza emotiva ma un fenomeno complesso che coinvolge una serie di reazioni chimiche nel cervello, supportando l’idea che espressioni come “c’è chimica tra noi” o “ho le farfalle nello stomaco” abbiano una base scientifica. Questa si basa sul modello teorizzato dalla Dr. Helen Fisher, sebbene esistano molte altre teorie sui meccanismi dell’innamoramento che variano da persona a persona.

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Il servizio, nato come piattaforma di dating, è cambiato

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YouTube, la piattaforma di condivisione video più conosciuta a livello globale, celebra un’importante anniversario: 20 anni dalla registrazione del dominio youyube.com, avvenuta il 14 febbraio 2005. I fondatori, tre ex-dipendenti di PayPal, cominciarono con l’idea di creare un sito di incontri, ma il progetto iniziale non ebbe . In breve tempo, la direzione cambiò, portando alla creazione di un servizio accessibile a tutti per la condivisione di video. Il primo video caricato, un breve filmato intitolato Me at the zoo, è stato pubblicato da Jawed Karim il 23 aprile dello stesso anno, segnando l’inizio di un fenomeno che avrebbe rivoluzionato il panorama del web.

Oggi, YouTube rappresenta il servizio di streaming più utilizzato al mondo, superando molte metriche della televisione tradizionale. Ogni giorno, oltre 500 ore di contenuti vengono caricati sulla piattaforma, a cui si aggiungono più di 70 miliardi di visualizzazioni quotidiane per i video brevi, noti come Shorts. In due decenni, YouTube ha contribuito significativamente al cambiamento del concetto di intrattenimento e informazione online, dando vita a un’economia creata dai creator, un settore che oggi vale centinaia di miliardi di dollari.

YouTube: Dalla creazione al successo

Il successo di YouTube è stato rapido e straordinario. In appena un mese dall’avvio, la piattaforma aveva già registrato 30.000 visitatori al giorno. Sei mesi dopo, il numero era salito a due milioni, attirando l’attenzione di Google, che nel 2006 ha acquisito la piattaforma per ,65 miliardi di dollari. Grazie al supporto di Google, YouTube ha implementato diverse innovazioni, inclusa la monetizzazione per i creator, che ha permesso a molti di trasformare la loro passione in un’attività economica sostenibile.

La creator economy

La creazione del programma Partner nel 2008 ha aperto la strada per la nascita della creator economy, offrendo a milioni di utenti la possibilità di guadagnare attraverso i contenuti pubblicitari. Nel corso degli anni, l’importanza della piattaforma è cresciuta, facendo emergere figure di grande successo nel panorama digitale. A questo si aggiunge l’influenza che YouTube ha esercitato su settori come quello musicale e dello streaming video, fungendo da catalizzatore per la di nuovi artisti e contenuti.

L’evoluzione del consumo di video

Negli ultimi anni, il modo in cui gli utenti fruiscono di YouTube è cambiato. Se in passato la piattaforma veniva principalmente utilizzata su smartphone e computer, ora sempre più persone guardano contenuti direttamente televisioni connesse. Questo cambiamento rappresenta una importante per YouTube, che sta testando nuove funzionalità per migliorare l’esperienza dell’utente.

Innovazioni e futuri sviluppi

L’intelligenza artificiale è diventata un elemento centrale nello sviluppo di YouTube. Strumenti come Dream Screen e Dream Track sono stati introdotti per facilitare la creazione di contenuti, mentre nuove tecnologie di doppiaggio automatico verranno implementate per rendere la piattaforma ancora più accessibile. Gli Shorts, introdotti nel 2020, hanno dimostrato di essere un format di grande popolarità, ridefinendo le modalità di consumo dei video.

Curiosità e record

Negli ultimi vent’anni, YouTube ha raggiunto diversi traguardi significativi, tra cui:

– L’India è il paese con il numero più alto di utenti YouTube, seguita da Stati Uniti e Brasile, mentre in Italia la piattaforma conta circa 41 milioni di utenti.
– Il primo video a superare 1 miliardo di visualizzazioni è stato il brano Hello di Adele.
Baby Shark Dance è il video con il maggior numero di visualizzazioni, superando i 15,6 miliardi.
– I ricavi pubblicitari globali di YouTube nel 2024 ammontano a circa 31,51 miliardi di dollari.

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