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Riconoscere l’autenticità dell’oro annusandolo: esiste un fondamento scientifico

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Negli ultimi tempi, un gioielliere ha attirato l’attenzione per la sua capacità di l’ attraverso l’olfatto. Questa affermazione, che potrebbe sembrare straordinaria, ha una base scientifica. Infatti, il metodo si basa su principi chimici: se un oggetto presenta un odore metallico, è probabile che non sia oro. Dato che l’oro non emana tali odori, la presenza di un aroma metallico è spesso indice della presenza di metalli meno nobili. Tuttavia, questo metodo rimane qualitativo e per una verificazione definitiva sono necessari test più specifici.

La chimica dell’odore metallico

Quando si toccano oggetti metallici come monete o chiavi, è comune percepire un odore metallico. A livello chimico, non è il metallo in sé a generare l’odore, ma è il risultato della reazione tra i grassi della pelle e il metallo. Questa reazione produce molecole odorose, tra cui la -otten-3-one, che è responsabile del caratteristico odore metallico. Per ulteriori dettagli, si invita a consultare lo studio presente al fondo dell’articolo.

L’assenza di odore nell’oro

L’oro è un metallo nobile, caratterizzato da una stabilità che lo rende poco reattivo. A differenza di metalli come ferro o rame, l’oro non produce odori perché non interagisce con i grassi della pelle. Di conseguenza, se un oggetto emana un odore metallico, è probabile che contenga metalli meno nobili. Al contrario, un gioiello privo di odore metallifero è più verosimilmente oro autentico.

Metodi per identificare l’oro

Annusare l’oro solo un primo passo qualitativo nella sua identificazione. Esistono diversi metodi scientifici per confermare l’autenticità dell’oro:

  • Test con acido nitrico: l’oro non si dissolve in questa sostanza, a differenza dei metalli meno nobili, che invece reagiscono.
  • Pistola a raggi X (XRF): questo dispositivo portatile misura la fluorescenza dei metalli per determinarne la composizione.
  • Metodo della calamita: l’oro non è ferromagnetico e quindi non attratto da un magnete, rendendo questo metodo utile per identificarne l’assenza.

Inoltre, molti gioielli presentano incisioni che indicano la purezza dell’oro. Ad esempio, una scritta “750” indica che si tratta di oro 18 carati. Si fornisce di seguito una tabella riepilogativa delle carature comuni e le rispettive percentuali di oro:

  • 24 carati (24k): ~99,9% oro puro (999/1000)
  • 22 carati (22k): ~91,6% oro puro (916/1000)
  • 21 carati (21k): ~87,5% oro puro (875/1000)
  • 18 carati (18k): 75% oro puro (750/1000)
  • 14 carati (14k): 58,5% oro puro (585/1000)
  • 10 carati (10k): 41,7% oro puro (417/1000)
  • 9 carati (9k): 37,5% oro puro (375/1000)

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Situazione odierna sul conflitto

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Il 24 febbraio 2025 segna il terzo anniversario dell’invasione russa in Ucraina, avviando un che ha profondamente segnato i Paesi dell’est europeo e ridisegnato gli equilibri geopolitici globali. Malgrado la data ufficiale dell’invasione sia il 24 febbraio 2022, le origini di questo conflitto affondano le radici nel 2014, anno in cui la Russia intervenne in Crimea e nel Donbass, innescando una crisi geopolitica di vasta portata. Attualmente, a tre anni dall’inizio dell’invasione, la situazione continua a rimanere instabile.

Le origini del conflitto: dalla Rus’ di Kiev alla crisi del 2014

Per analizzare le cause di un conflitto così complesso, è necessario riferirsi alla medievale. Il legame tra Russia e Ucraina risale alla Rus’ di Kiev, considerata la culla delle attuali nazioni russa, ucraina e bielorussa. Nel XX secolo, l’Ucraina entrò a far parte dell’URSS, ottenendo la propria indipendenza solo dopo il suo scioglimento nel 1991. Le tensioni moderne iniziarono nel 2013, quando l’Ucraina, mediante una rivolta popolare, cercò di avvicinarsi all’Unione Europea, provocando la reazione russa con l’annessione della Crimea e il supporto ai separatisti filorussi nel Donbass. In seguito, furono tentate strade di pacificazione, come gli Accordi di Minsk, che però non portarono a una risoluzione. Il conflitto si intensificò con l’invasione su larga scala, avviata dai bombardamenti su numerose città ucraine il 24 febbraio 2022, con l’obiettivo dichiarato del Presidente russo di minare il governo di Kiev e consolidare la propria influenza nella regione.

La situazione attuale: tra stallo militare e tensioni geopolitiche

Dopo tre anni di conflitti, la situazione si presenta in una fase di stallo, con le forze russe che occupano ampie zone dell’Ucraina sud-orientale. L’esercito ucraino, nonostante le difficoltà in termini di personale e risorse, continua a cercare di riconquistare il territorio perduto. Inoltre, Kiev deve affrontare la crescente incertezza riguardo al sostegno da parte delle Potenze Occidentali. Recenti dichiarazioni da parte di figure politiche statunitensi hanno sollevato preoccupazioni in merito alla possibile riduzione dell’assistenza economica all’Ucraina. Il Presidente ucraino ha risposto a tali affermazioni, accusando critiche infondate e manifestando disponibilità a un incontro in vista di un eventuale vertice con Mosca. L’Unione Europea, dal canto suo, ha intensificato il supporto a Kiev, approvando nuove sanzioni contro la Russia, mentre si è impegnata nella ricerca di strategie per gestire la situazione geopolitica attuale. La Russia, intanto, continua a condurre operazioni militari attive e mantiene una posizione aggressiva riguardo alle pretese territoriali.

Le prospettive future: quali sono i possibili scenari

Non è al momento possibile prevedere una conclusione del conflitto russo-ucraino. Tuttavia, gli equilibri internazionali sono cambiati significativamente, creando una situazione di . Tra le opzioni future, si prospetta la possibilità di un accordo di pace, che comportare concessioni territoriali da parte dell’Ucraina. In alternativa, il conflitto potrebbe trasformarsi in una guerra di logoramento, mentre anche il rischio di un confronto diretto tra Russia e NATO. Attualmente, alcuni leader politici sembrano inclinati verso l’idea di un accordo di pace, ma rimangono le resistenze da parte delle autorità ucraine. A tre anni dall’inizio dell’invasione, il conflitto ha causato perdite significative in termini di vite umane e ha messo in evidenza le fragilità della regione, lasciando il futuro dell’Europa orientale in una condizione di incertezza continua.

protesta guerra ucraina

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Il problema della fibra ottica e cosa rappresenta

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Il tema del modem libero in Italia continua a generare discussioni tra utenti, operatori e regolatori. Questo principio consente ai consumatori di scegliere liberamente il dispositivo per la connessione a internet, senza l’obbligo di utilizzare il modem fornito dall’operatore. Tale tutela è sancita dalla delibera n. 348/18/CONS dell’AGCOM (Autorità per le garanzie nelle comunicazioni), che impedisce agli operatori, come Tim, Wind, Vodafone, Fastweb e Iliad, di imporre l’uso di un modem specifico. Le normative attuali sono state ideate per evitare che i clienti siano costretti a pagare per il noleggio di apparecchiature spesso costose, ma la risulta complicata, specialmente per le connessioni in fibra .

Modem libero e normativa italiana

Il principio del modem libero, ovvero il diritto di navigare su internet utilizzando un modem a scelta, è stato introdotto dal Regolamento europeo 2015/2120 e in Italia recepito dall’AGCOM tramite la delibera n. 348/18/CONS. Questa normativa stabilisce il diritto degli utenti di utilizzare modem alternativi a quello fornito, senza incorrere in penalizzazioni contrattuali o limitazioni del servizio. Tuttavia, la si complica nel passaggio alle connessioni FTTH (Fiber to the Home).

Le problematiche del modem libero nella fibra ottica

Sebbene la normativa sia chiara, le connessioni FTTH comportano diverse difficoltà per la libertà di scelta del modem. Molti operatori si basano su architetture di rete che richiedono un ONT (Optical Network Terminal) proprietario o un modem/router con credenziali specifiche fornite dagli ISP (Internet service provider). Questo implica che, anche volendo utilizzare un dispositivo differente, l’utente potrebbe non avere accesso alle configurazioni necessarie per una corretta funzionalità.

Alcuni operatori, come TIM e Vodafone, insistono nell’imporre l’uso del loro modem per gestire servizi come la fonia VoIP, riducendo ulteriormente la possibilità di adottare dispositivi alternativi. Anche nelle rare occasioni in cui le credenziali di connessione fornite, la configurazione può risultare complessa e non garantire le stesse prestazioni del modem fornito dall’operatore. Inoltre, l’assistenza tecnica è spesso limitata per gli utenti che optano per un modem alternativo, lasciandoli senza supporto in caso di problematiche con la connessione.

Iniziativa AGCOM per un modem libero nelle connessioni FTTH

In risposta a queste difficoltà, AGCOM ha avviato una consultazione pubblica per estendere il principio del modem libero alle connessioni FTTH. L’obiettivo è garantire che gli utenti possano scegliere liberamente il proprio dispositivo, senza vincoli tecnici imposti dagli operatori. L’intento è di separare l’ONT dal modem/router, permettendo così agli utenti di collegare dispositivi di loro scelta senza necessità di hardware proprietario. AGCOM intende anche regolamentare la trasparenza nella fornitura delle credenziali di accesso, cercando di eliminare le limitazioni imposte da alcuni ISP.

Questa consultazione un importante passo verso il miglioramento della situazione attuale, raccogliendo le opinioni di consumatori, operatori e associazioni di categoria. Se questa iniziativa dovesse concretizzarsi, potrebbe segnare un significativo progresso per il diritto degli utenti, garantendo una vera libertà di scelta del modem anche per le connessioni in fibra ottica.

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Perché il volo è partito da New York

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Il AA292z dell’American Airlines, un Boeing 787 con a bordo 199 persone, è stato dirottato a Fiumicino mentre si dirigeva da New a Delhi a causa di un possibile allarme bomba. Le verifiche successive, effettuate al termine dell’atterraggio, hanno confermato l’assenza di ordigni esplosivi a bordo del velivolo.

L’allerta era scattata dopo che l’aeroporto di Delhi aveva ricevuto una comunicazione anonima riguardante una presunta bomba a bordo. L’aereo, già in prossimità del Caspio, ha così dovuto ritornare verso Fiumicino, dove Eurofighter dell’Aeronautica militare lo hanno scortato fino all’atterraggio avvenuto intorno alle 17:30. Dopo l’atterraggio, il velivolo è stato ispezionato dai Vigili del Fuoco, da unità cinofile e da artificieri, che hanno poi verificato la falsità della segnalazione. Alcuni passeggeri sono stati sistemati in hotel, se in possesso di un visto Schengen, mentre altri sono rimasti all’interno dell’aeroporto. Il volo è stato riprogrammato per il giorno successivo, generando notevoli disagi per i passeggeri e il personale.

La scelta di far rientrare l’aereo a Fiumicino, anziché atterrare in aeroporti come Dubai o Istanbul, suggerisce che la segnalazione di allerta non sia stata considerata così urgente. Fiumicino è stato scelto per la sua elevata specializzazione nella gestione di emergenze, alla presenza di esperti tra artificieri, gruppi cinofili e vigili del fuoco.

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La banca è vittima di una finta videochiamata WhatsApp: come difendersi dalla truffa di spoofing

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Una nuova truffa sta colpendo gli utenti di WhatsApp, in particolare coloro che ricevono comunicazioni fasulle dai propri istituti bancari. Il raggiro inizia con un SMS che sembra autentico, in cui si segnalano anomalie sospette sul conto corrente. A questo punto, proposta una videochiamata, durante la quale i truffatori si spacciano per operatori di banca, con l’intento di ottenere credenziali bancarie e informazioni personali attraverso la condivisione dello schermo. Questa strategia consente ai malintenzionati di eludere i tradizionali strumenti di sicurezza informatica, rendendo il raggiro altamente insidioso.

Meccanismo della truffa

La truffa inizia con un SMS, reso credibile da una tecnica di , che finge di provenire banca della vittima. Il messaggio comunica un presunto accesso non autorizzato o un urgente sul conto, invitando a una videochiamata con un finto operatore. Durante la chiamata, il truffatore utilizza un linguaggio professionale per rassicurare la vittima, facendole credere di interagire con un vero addetto al servizio clienti.

Il momento cruciale della truffa è la richiesta di condivisione dello schermo. Attraverso questa operazione, i criminali possono vedere le azioni della vittima, come l’inserimento di codici di accesso, e in alcuni casi guidano l’utente verso operazioni finanziarie indesiderate. Non utilizzando malware, il raggiro risulta più difficile da per chi non è esperto di cybersecurity.

Strategie di difesa

Per proteggersi efficacemente da questa truffa, è fondamentale seguire alcune semplici raccomandazioni:

  • Ignorare comunicazioni sospette poiché le banche non richiedono informazioni sensibili tramite WhatsApp. In caso di SMS sospetti, evitare link o chiamate e contattare direttamente l’istituto bancario attraverso i canali ufficiali.
  • Non condividere mai lo schermo con sconosciuti e limitare la comunicazione di dati personali attraverso applicazioni di messaggistica.
  • Tenere i dispositivi aggiornati con software di sicurezza affidabili per ridurre il rischio di attacchi informatici.
  • In caso di SMS sospetti o se ci si sente già vittima di una truffa, contattare direttamente la propria banca e segnalare l’accaduto alla Polizia Postale.

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Scoperta di un’anomalia radioattiva nell’Oceano Pacifico che potrebbe riscrivere la storia della Terra

Un accumulo anomalo di berillio-10 nei fondali del sorprende gli scienziati: potrebbe essere la traccia di un’antica esplosione di supernova o di un altro evento cosmico che ha influenzato il nostro pianeta milioni di anni fa.

©Nature Communication

Nel cuore dell’Oceano Pacifico, tra i sedimenti che custodiscono la memoria del nostro pianeta, gli scienziati hanno rilevato un’anomalia senza precedenti. Campioni prelevati dalle profondità dei bacini centrale e settentrionale hanno rivelato una concentrazione insolitamente elevata di berillio-10, un isotopo radioattivo che solitamente si forma nell’atmosfera terrestre per effetto dell’interazione tra i raggi cosmici e gli elementi presenti nell’aria, come ossigeno e azoto.

Ciò che ha sorpreso la comunità scientifica è la quantità rilevata nei fondali oceanici: quasi il doppio rispetto ai livelli attesi. Un simile accumulo, mai osservato prima, potrebbe rappresentare la firma di un evento cosmico di grande portata avvenuto milioni di anni fa. Lo studio, pubblicato su Nature Communications, è stato guidato dal dottor Dominik Koll dell’Helmholtz-Zentrum Dresden-Rossendorf, in Germania:

Questa scoperta è stata del tutto inaspettata. Il berillio-10 è comunemente usato per datare i sedimenti geologici, ma nei nostri campioni abbiamo individuato un picco anomalo che risale al tardo Miocene, tra 10 e 12 milioni di anni fa. Ora dobbiamo capire quale sia stata la causa di questa anomalia.

Gli scienziati stanno valutando diverse ipotesi. Un possibile scenario coinvolge variazioni nelle correnti oceaniche, che potrebbero aver concentrato il berillio-10 in specifiche aree del Pacifico. Tuttavia, alcuni esperti ritengono che la spiegazione potrebbe essere ancora più affascinante: il segnale di un evento cosmico che ha influenzato il nostro pianeta.

Una supernova o un’interferenza cosmica?

Tra le teorie più suggestive, gli studiosi ipotizzano che l’anomalia possa essere legata all’esplosione di una supernova avvenuta in prossimità del Sistema Solare. Un evento di questo tipo avrebbe potuto alterare il flusso dei raggi cosmici, intensificando la produzione di berillio-10 e favorendone l’accumulo nei sedimenti marini.

Un’altra possibilità è che la Terra, durante la sua orbita nella galassia, abbia attraversato una densa nube interstellare, un fenomeno che potrebbe aver influenzato la quantità di radiazione cosmica ricevuta dal nostro pianeta. Se questa ipotesi fosse confermata, il berillio-10 nei fondali oceanici potrebbe rappresentare un tracciante naturale di eventi astrofisici che hanno avuto un impatto diretto sulla Terra.

Per verificare queste teorie, saranno necessarie ulteriori . Se anomalie simili venissero riscontrate in altre aree geografiche, potrebbe trattarsi di un fenomeno su scala globale, legato a un evento cosmico. Se invece l’accumulo anomalo di berillio-10 fosse limitato al Pacifico, sarebbe più probabile un’origine legata a variazioni nelle correnti oceaniche o ad altri processi geologici locali.

Qualunque sia la spiegazione, questa scoperta potrebbe costituire un nuovo marcatore geologico, utile per ricostruire con maggiore precisione la della Terra e i fattori cosmici che l’hanno influenzata. Gli scienziati continueranno a indagare, aggiungendo un nuovo tassello al grande mosaico dell’ planetaria.

Fonte: Nature Communication

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I simboli della matematica dal “+” alla “√” vengono dalla storia?

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I simboli matematici fondamentali, come le quattro operazioni “+, –, ×, ÷” e il dell’uguaglianza “=”, sono tra i primi a essere appresi fin dalla scuola elementare. La loro origine è variegata e risale a epoche diverse, con simboli che hanno visto la luce in modi differenti. Ad esempio, il simbolo della divisione “÷” è stato introdotto dallo svizzero Johann Heinrich Rahn nel 1659, mentre il simbolo della moltiplicazione “×” è attribuito all’inglese William Oughtred, attivo tra il XVI e il XVII secolo.

I simboli della matematica arrivano dalle parole

In passato, la era espressa in forma verbale, utilizzando parole al posto dei simboli. Per scrivere “2 + 3 = 5”, si formulava una frase come “Sommando il numero tre al numero si ottiene il numero cinque”. Analogamente, la formula per calcolare l’area di un triangolo veniva descritta con un linguaggio esteso, risultando piuttosto macchinoso. Tra il XV ed il XVII secolo, i matematici, sotto l’influenza di altre scienze, iniziarono a sviluppare simboli che abbattessero queste lunghe formulazioni, rendendo la scrittura matematica più concisa.

matematica

I simboli matematici sono un mix di culture

Oggi, la matematica è considerata una materia rigorosa con un linguaggio standardizzato. Tuttavia, la sua evoluzione non è avvenuta in modo lineare. I simboli attuali hanno intrapreso un percorso complesso, in cui diversi matematici hanno proposto segni distintivi per rappresentare concetti simili. Solo alcuni di questi simboli sono sopravvissuti, contribuendo a formare il mosaico attuale usato in tutto il mondo. Come sottolineato dallo storico della matematica Florian Cajori, “i nostri simboli sono oggi un mosaico di singoli segni appartenenti a sistemi respinti”.

Le origini dei simboli delle operazioni “÷”, “×”, “√”

La maggior parte dei simboli matematici fu proposta da studiosi che non sempre ne chiarirono l’origine. Il simbolo “÷” per la divisione fu creato da Johann Heinrich Rahn, mentre “×”, simbolo della moltiplicazione, è attribuito a William Oughtred e ha superato le critiche di Leibniz, che temeva confusione con il segno delle incognite. La rappresentazione della radice quadrata “√” trova le sue in un manoscritto tedesco del XV secolo, con un’evoluzione che ha portato alla sua forma moderna nel XX secolo.

Simbolo della radice quadrata

Il simbolo “√” è passato attraverso vari stadi, tra cui la proposta di Cardano, che utilizzava la lettera “R” per la radice quadrata, ma alla fine prevalse l’introduzione di Rudolff, supportata anche da Cartesio.

I simboli del più “+” e del meno “-” vengono dal peso delle scatole

I segni “+” e “-” indicano rispettivamente addizione e sottrazione e derivano da annotazioni empiriche sui pesi delle merci. Nel XV secolo iniziarono a comparire abbreviazioni come “p” e “m” per “più” e “meno”, mentre i simboli “+” e “-” apparvero in manoscritti tedeschi a partire dal 1481. I segni tracciati su casse di merce per indicare eccessi o mancanze di peso sono l’origine storica di questi simboli, dove “-” indicava una mancanza e “+” un’eccedenza.

Chi ha inventato il simbolo uguale “=”

Il simbolo “=” per l’uguaglianza ha una sua interessante. Prima della sua adozione, molti simboli furono proposti, come la tilde di Vieta e il simbolo “∝” di Cartesio. L’equivalente moderno è stato introdotto nel 1557 da Robert Recorde, il quale scelse le due rette parallele come il modo più rappresentativo per denotare l’uguaglianza.

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Il simbolo della foglia d’acero sulla bandiera del Canada viene analizzato.

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La bandiera del Canada è tra le più riconoscibili a livello globale, caratterizzata da un design semplice composto da un campo rosso, un quadrato bianco centrale e una d’acero rossa a undici punte. La sua ufficializzazione risale al 1965, un evento che suscitò un ampio dibattito all’interno della nazione. Il simbolismo della foglia d’acero è di particolare rilevanza, contribuendo a delineare l’identità nazionale canadese.

Il significato della foglia d’acero sulla bandiera canadese

La foglia d’acero un elemento distintivo della bandiera canadese e ha radici profonde nella cultura del Paese. Inizialmente, il Canada era più noto per i castori che per le sue foreste d’acero, ma con l’arrivo dei coloni europei, la bellezza delle foreste d’acero ha attirato la loro attenzione, evidenziata sia dal colore delle foglie che dal dolce sciroppo prodotto da queste piante. Col tempo, la foglia d’acero è diventata un di resilienza e ricchezza nazionale. La sua diffusione come simbolo identitario è aumentata in maniera significativa durante la Prima Guerra Mondiale, quando apparve su spille indossate dai membri della Canadian Expeditionary Force, incarnando così senso di orgoglio e unità.

Breve della bandiera canadese

In quanto colonia, il Canada ha a lungo utilizzato le bandiere dei Paesi colonizzatori: la bandiera francese per la Nuova Francia e la Union Jack per la British North America. Dal 1871, la Canadian Red Ensign è stata impiegata in modo non ufficiale, portando il simbolo inglese e lo stemma dei territori canadesi, aggiornato nel 1921 con l’aggiunta di foglie d’acero verdi.

Nel corso degli anni, il desiderio di una nuova bandiera è emerso sempre di più. Negli anni 1925 e 1946, il Parlamento canadese istituì commissioni per disegnarne una nuova, ma entrambe le proposte furono accantonate per il timore di provocare tensioni diplomatiche. L’atteggiamento iniziò a cambiare nel 1957, anno in cui le foglie d’acero sulla Red Ensign furono colorate di rosso. Tuttavia, il dibattito sull’adozione di una nuova bandiera si intensificò ulteriormente nel 1964, portando alla creazione di una commissione parlamentare per selezionare un nuovo simbolo nazionale.

Dopo la Seconda Guerra Mondiale, due fazioni emersero: coloro che sostennero il mantenimento della bandiera esistente e coloro che desideravano un simbolo che esprimesse unità nazionale. Alla fine di una lunga selezione, tre diversi design furono individuati. Il 22 ottobre 1964, il modello vincente fu selezionato; dopo lievi modifiche, fu ufficialmente riconosciuto Regina Elisabetta II il 28 gennaio 1965 e issato sul Parlamento canadese il 15 febbraio dello stesso anno.

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Il Mar Morto sta davvero scomparendo

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Il Mar , un bacino di salata situato tra Israele, Giordania e Cisgiordania nel cuore del Vicino Oriente, rappresenta il lago salato più noto al mondo. Attualmente, il Mar Morto sta affrontando una significativa crisi ambientale caratterizzata da un inaridimento esteso e una graduale diminuzione del volume d’acqua, con conseguenze rilevanti per l’intera regione, sia dal punto di vista ecologico che economico. L’ della situazione attuale rivela vari fattori che contribuiscono a questa problematica.

Geografia del Mar Morto

In realtà, il Mar Morto è un lago salato con una superficie di 600 km² situato al confine tra Israele, Palestina e Giordania. Il bacino è noto per la sua elevata salinità, circa dieci volte superiore a quella degli oceani, e per essere il punto più basso sulla terraferma, a –733 metri livello del mare. Questo grande lago fa parte di un sistema di fosse tettoniche di origine geologica, ed è collocato in una regione estremamente calda, con temperature che possono raggiungere i 50°C.

Diminuzione del volume d’acqua

La diminuzione dell’acqua nel Mar Morto è un fenomeno iniziato negli anni ’60 e che ha subito un’accelerazione recenti decenni. fattori principali influenzano questa tendenza: in primo luogo, la gestione delle risorse idriche locali ha comportato l’abbassamento dell’afflusso di acqua al Mar Morto, in particolare tramite l’uso intensivo delle falde acquifere e delle acque dei principali immissari, come il fiume Giordano. In secondo luogo, il cambiamento climatico e l’aumento delle temperature globali hanno incrementato l’evaporazione naturale e ridotto le precipitazioni, aggravando ulteriormente la situazione del bacino.

Conseguenze e proposte per il futuro

Il calo del volume d’acqua del Mar Morto provoca gravi alterazioni ambientali e paesaggistiche, inclusa la formazione di doline e voragini dovute al cedimento del terreno circostante. Il turismo, un settore importante in passato, è particolarmente colpito da queste trasformazioni. Inoltre, la diminuzione della quantità d’acqua altera gli equilibri ecologici locali, con una biodiversità composta soprattutto da alghe e batteri, mentre variazioni nella salinità possono influenzare le condizioni chimiche dell’acqua. Diverse proposte sono state formulate, sottolineando la necessità di una collaborazione internazionale nella gestione delle risorse idriche per affrontare la crisi. Tuttavia, le attuali tensioni geopolitiche nella regione complicano ulteriormente queste iniziative. È fondamentale ottimizzare l’uso delle risorse idriche, riducendo il prelievo dai fiumi e promuovendo tecnologie di desalinizzazione per garantire una gestione responsabile del Mar Morto.

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Il teletrasporto quantistico diventa realtà grazie all’incredibile scoperta dei ricercatori dell’Università di Oxford

I hanno connesso per la prima volta computer quantistici fisicamente separati tramite il teletrasporto quantistico. Ecco perché è una decisiva…

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Recenti ricerche condotte dall’Università di Oxford hanno portato a un avanzamento significativo nel campo della computazione quantistica, connettendo per la prima volta due computer quantistici separati fisicamente tramite teletrasporto quantistico. Questa tecnologia ha permesso di trasferire informazioni senza alcuno spostamento fisico.

Il teletrasporto quantistico era già stato dimostrato in precedenti studi, ma riguardava principalmente singoli qubit isolati o sistemi controllati in ambiente di laboratorio. Questa è pertanto la prima applicazione di questa tecnologia per collegare due interi computer quantistici.

Il team di scienziati, guidato da Dougal Main, ha evidenziato una sorprendente elevata fedeltà nei dati trasmessi, raggiungendo un’accuratezza dell’86%. Main ha dichiarato che “questa scoperta ci permette di collegare efficacemente diversi processori quantistici in un unico computer quantistico totalmente connesso.”

Questo progresso pave strada a una rete quantistica, consentendo alle informazioni di viaggiare istantaneamente senza la necessità di cavi o segnali elettromagnetici. Di conseguenza, le informazioni potrebbero essere materializzate immediatamente da un punto all’altro, riducendo i rischi di intercettazioni.

Inoltre, questa innovazione ha il di rendere Internet più sicuro e veloce, oltre a provocare trasformazioni significative nei settori dell’archiviazione dei dati, del rilevamento di precisione e dell’informatica, aprendo la strada a una nuova era nella comunicazione.

FONTE: Nature

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Origini ed evoluzione del genere musicale sviluppato tra i neri d’America

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Il jazz è un nato negli Stati Uniti all’inizio del Novecento come risultato dell’incontro tra tradizioni musicali afroamericane e musica europea. Caratterizzato da elementi quali l’improvvisazione, l’uso di ritmi diversi e sincopi, il jazz ha preso piede a New Orleans per poi diffondersi negli Stati Uniti e nel resto del mondo, dando vita a numerosi sottogeneri, tra cui swing, bebop, free jazz e fusion. Sebbene oggi sia considerato un genere di nicchia con una popolarità inferiore rispetto al passato, continua a essere apprezzato da milioni di appassionati a livello globale.

Cosa è il jazz: le caratteristiche

Il jazz è nato nelle comunità afroamericane nei primi anni del XX secolo e si distingue per la sua eterogeneità e il continuo cambiamento. Esso si suddivide in vari sottogeneri, con circa quaranta categorie, tra cui swing, latin jazz e fusion. Il jazz si basa generalmente su tre elementi chiave, anche se non sempre presenti in ogni brano:

  • l’improvvisazione, dove i musicisti eseguono suoni e melodie non previsti dagli spartiti;
  • la poliritmia, caratterizzata dall’uso di ritmi diversi all’interno degli stessi brani;
  • l’uso della sincope, che comporta uno spostamento dell’accento ritmico, alterando il ritmo dell’esecuzione.

La musica jazz può essere eseguita sia da solisti che da bande. Gli strumenti più frequentemente utilizzati sono gli strumenti a fiato, come il sassofono, il clarinetto, la tromba e il trombone, insieme a percussioni, tastiere o pianoforte, contrabbasso e batteria. Inoltre, frequentemente vengono impiegati strumenti come vibrafono, organo Hammond e chitarra acustica o elettrica, talvolta accompagnati dalla voce di un cantante.

Cosa significa la parola “jazz”

La parola jazz, che in origine era scritta “jass”, ha etimologiche incerte. Una delle interpretazioni più comuni suggerisce che derivi dal verbo francese jaser, usato nello slang del primo Novecento in Louisiana per indicare il significato di «fare rumore». Un’altra teoria sostiene che jazz provenga dalla parola “jar“, che significa “vaso”, poiché inizialmente si usavano vasi rovesciati come strumenti per le percussioni.

Le origini del jazz negli Stati Uniti di inizio Novecento

Le radici del jazz affondano nei canti delle comunità afroamericane, come i work songs e gli spiritual, sviluppati dagli schiavi deportati in America. Da questi canti sono derivate diverse forme musicali, tra cui blues, gospel e jazz. Dopo l’abolizione della schiavitù nel 1865, i neri americani continuarono a conservare le loro tradizioni musicali, mescolandole con i ritmi europei apportati dagli immigrati. New Orleans è frequentemente riconosciuta come il luogo di nascita del jazz, con figure come Charles “Buddy” Bolden, considerato il padre del genere, attivo nel primo decennio del Novecento.

Il jazz si diffuse anche nelle città del Nord degli Stati Uniti grazie alle migrazioni degli afroamericani, i quali si spostavano per scappare dalle discriminazioni degli Stati meridionali. Chicago divenne un importante centro per il jazz, grazie a musicisti come Louis Armstrong. Il genere si affermò anche a New York e, negli anni venti, sorsero orchestre jazz come quella diretta da Duke Ellington, contribuendo al suo successo.

Gli anni della Grande depressione e della Seconda guerra mondiale

La crisi economica conosciuta come “Grande depressione”, iniziata nel 1929, provocò una trasformazione nel jazz, spingendo i musicisti a reinventare il loro stile per coinvolgere il pubblico. Emerse così lo swing, caratterizzato da un’alternanza di parti lente e più movimentate. Durante questo periodo, il jazz si diffuse ulteriormente negli Stati Uniti e in Europa grazie alle tournée di musicisti americani. Dopo la Seconda guerra mondiale, il jazz subì un ulteriore cambiamento con l’emergere del bebop, noto per i suoi ritmi veloci e promosso da artisti come Dizzy Gillespie e Charlie Parker.

L’evoluzione del jazz dagli anni ’50 a oggi

Negli anni ’50 alcuni musicisti, come Miles Davis, introdussero ritmi più lenti, mentre altri crearono l’hard bop, recuperando elementi della musica tradizionale afroamericana. Negli anni ’60 nacque il free jazz, caratterizzato da una maggiore improvvisazione e nuove sperimentazioni, come il jazz samba, frutto della collaborazione tra jazzisti statunitensi e musicisti brasiliani. In questo periodo, il jazz dovette affrontare la crescente affermazione del rock, il quale sottrasse al jazz molti ascoltatori, principalmente tra i giovani. A questa sfida siguero reazioni come la nascita del genere fusion, che univa elementi rock e jazz, con artisti innovatori come Frank Zappa.

Nonostante le difficoltà, il jazz ha continuato a evolvere, mantenendo la sua identità e sopravvivendo alle sfide del , venendo oggi percepito anche come un genere musicale “colto” che richiede un’adeguata preparazione per essere apprezzato appieno.

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Il “muro” del Sahara Occidentale che divide in due il Marocco

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Il che separa il Sahara Occidentale dal , noto anche come Berm, si estende per oltre 2.720 chilometri. Questa barriera, costruita dalle autorità marocchine tra il 1981 e il 1997, è costituita da sabbia e fortificazioni militari, concepita per escludere il popolo Sahrawi e confinare la sua popolazione nei territori limitrofi di Algeria e Mauritania, creando così una divisione tra l’area sotto controllo marocchino e le zone rivendicate dai Sahrawi.

Cos’è il Sahara Occidentale

Il Sahara Occidentale è un ampio territorio scarsamente popolato situato nell’Africa Occidentale, confinante con Marocco, Algeria, Mauritania e l’Oceano Atlantico. Questa regione desertica presenta un significativo valore strategico ed economico, alle sue ricchezze naturali come fosfati e risorse ittiche. Da territorio spagnolo fino al 1975, il Sahara Occidentale è diventato oggetto di contesa tra il Regno del Marocco e la Repubblica Democratica Araba Sahrawi, amministrata dal Fronte Polisario, che mira a istituire uno stato indipendente. Nonostante le resistenze, il Marocco ha consolidato la propria presenza attraverso la costruzione del “berma” e l’attuazione di una politica di “colonizzazione demografica” nelle aree di interesse economico.

Una terra contesa

La colonizzazione spagnola del Sahara occidentale iniziò nel 1884 e raggiunse la sua conclusione nel 1934. Questo controllo è stato sempre contestato dal Marocco, che rivendicava storicamente diritti sulla regione. Nel 1973, il Fronte Polisario avviò una guerriglia contro le autorità spagnole, ma è stato solo nel 1975 che la si è trasformata in un conflitto internazionale. Con gli Accordi di Madrid, la Spagna cedette il controllo dell’area al Marocco e alla Mauritania, scatenando una massiccia rivolta dei Sahrawi. La Mauritania si ritirò nel 1979, ma il Marocco, sostenuto da gran parte dell’Occidente, mantenne il controllo sulla maggior parte del territorio.

Soldati Sahrawi

Le opposte manovre diplomatiche

Nel 1991, dopo quasi 16 anni di conflitto, si raggiunse un accordo di cessate il fuoco grazie alla mediazione delle Nazioni Unite. Tale accordo ha lasciato il Marocco con il 70% del territorio, incluse le zone più ricche di risorse, mentre al Fronte Polisario resta il controllo del restante 30%, generalmente deserto e scarsamente popolato. Entrambi i contendenti hanno cercato di internazionalizzare il conflitto, nonostante l’interesse globale per il Sahara Occidentale sembri diminuire, relegando il conflitto a quello che è definito un “guerra congelata”. Nonostante il sostegno popolare alla causa sahrawi, l’Occidente ha progressivamente accettato la situazione di fatto, riconoscendo il territorio come parte del Regno del Marocco.

Cartina delle dispute nel Sahara Occidentale

La stagnazione della situazione ha fatto emergere voci che avvertono sulla non sostenibilità dello “status quo”, con il rischio di un nuovo conflitto che destabilizzare ulteriormente la regione. La logica della “sconfitta” per una delle parti ha reso le trattative per una pace duratura estremamente difficili. Tuttavia, il popolo Sahrawi continua a lottare per il riconoscimento della propria identità e dei propri diritti.

Carri armati sahrawi

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