Jannik Sinner squalificato da Wada per tre mesi nel caso Clostebol

Credit: Hameltion

Jannik Sinner, il tennista italiano attualmente in cima al ranking mondiale, è stato patrocinato dalla WADA (World Anti-Doping Agency) a una squalifica di tre mesi a causa di una positività al Clostebol in un test antidoping effettuato nel marzo 2024. A partire dal 9 febbraio, il giocatore non potrà partecipare a tornei ufficiali né allenarsi in circoli affiliati alla Federtennis. Sinner sarà idoneo a tornare in campo in occasione del Roland Garros di maggio e di Wimbledon a giugno-luglio.

Dettagli sul Clostebol

Il Clostebol è uno steroide anabolizzante noto per le sue proprietà dopanti, in quanto favorisce la crescita muscolare e stimola la formazione di molecole complesse. A seguito del controllo antidoping, Sinner ha accettato l’accordo proposto dalla WADA, che contempla un periodo di inammissibilità, nonostante non ci siano prove che le sue prestazioni siano state migliorate dall’utilizzo della sostanza. La vicenda ha sollevato interrogativi riguardo alla sua colpevolezza e all’entità della sanzione.

La ricostruzione dei fatti

Il Clostebol è presente in un comune farmaco da banco utilizzato per curare piccole ferite. Secondo quanto dichiarato dal tennista, la sostanza gli sarebbe stata somministrata in modo accidentale attraverso uno spray applicato dal suo fisioterapista su una ferita. In seguito all’applicazione, il Clostebol sarebbe penetrato nella pelle, provocando il risultato positivo al test antidoping. La WADA ha accettato questa spiegazione, riconoscendo la mancanza di dolo da parte di Sinner.

Normative antidoping e responsabilità

È noto che alcuni farmaci di uso comune possano contenere sostanze vietate, le quali risultano proibite solo se assunte in quantità significative o in modalità specifiche che influiscono sulle prestazioni atletiche. Gli atleti sono tenuti a rispettare rigorose norme stabilite dalla WADA. Anche se la violazione delle regole nel caso di Sinner è stata considerata involontaria, la responsabilità ricade comunque sull’atleta per le negligenze del proprio staff. In virtù di quanto accaduto, è stata necessaria una sanzione, sebbene l’entità della pena sia stata ridotta in considerazione dell’involontarietà dell’evento.

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