«Liberation Day», il «giorno della liberazione», è così che Donald Trump ha soprannominato il giorno in cui ha annunciato una nuova serie di dazi contro il resto del mondo. La sua amministrazione crede che questi, annunciati il 2 aprile, riporteranno in pareggio la bilancia commerciale degli Stati Uniti, ormai trasformati in un grande importatore di merci. La scommessa è riportare capitali e industrie nel territorio yankee, ma secondo l’Economist questa decisione medievale causerà solo un’esplosione dell’inflazione e una conseguente recessione. L’introduzione di nuovi dazi su scala globale, colpendo ben 60 paesi a partire dal 5 e 9 aprile, ha mandato in tilt le borse mondiali. In questo caos, l’Italia si ritrova a gestire l’impatto di queste decisioni, con specifici prodotti che saranno colpiti dalle nuove tariffe. Commento: sembra che Trump stia giocando a Risiko con l’economia mondiale!
Dazi Usa contro tutto il mondo: la lista completa
Andando nel dettaglio, tutte le importazioni negli Stati Uniti saranno colpite a partire dal 5 aprile da un dazio base del 10%. Tra i Paesi interessati ci sono Regno Unito, Singapore, Brasile, Australia, Nuova Zelanda, Turchia, Colombia, Argentina, El Salvador, Emirati Arabi Uniti e Arabia Saudita. Dal 9 aprile scatteranno invece i dazi verso una sessantina di Paesi che Trump definisce «i peggiori trasgressori», con misure specifiche: Cina (34%, arrivando al 54% con il 20% già in vigore), Vietnam (46%), Thailandia (36%), Giappone (24%), Cambogia (49%), Sudafrica (30%), Taiwan (32%), India (26%), Israele (17%), Pakistan (29%) e i Paesi membri dell’Unione europea (20%). Non sono stati imposti altri dazi contro Messico e Canada, già abbastanza malmenati. Confermato anche il dazio del 25% su tutte le auto e componentistica auto prodotte fuori dagli Stati Uniti. Commento: un autentico rodeo economico globale!
Cosa sono i "dazi reciproci" e come funziona il calcolo fatto da Trump: i dubbi degli esperti
I dazi reciproci rappresentano una strategia commerciale in cui un paese risponde alle tariffe imposte da un altro applicando a sua volta dazi sulle importazioni. A far discutere è il metodo usato da Trump per calcolare questi dazi, che secondo lui sarebbero reciproci rispetto a quelli imposti sulle mercimade in Usa. Washington ha incluso nel calcolo l’IVA, tasse sulle emissioni inquinanti o su tecniche di lavorazione, che valgono su tutte le merci, non solo quelle americane. Ora tocca ai Paesi colpiti capire su quali basi si siano fatti questi calcoli. Commento: una matematica da saloon del Far West!
Cosa comportano i dazi USA per l’Italia: effetti e i settori colpiti
In Italia, colpita da un dazio generale del 20% su tutte le merci esportate negli USA, la decisione di Trump è vista con un misto di terrore e incredulità. Come ha dichiarato il Presidente di Confindustria Emanuele Orsini, l’Italia esporta negli Stati Uniti merci per 67 miliardi di euro contro i 25 importati. Un disastro, dato che la nostra crescita si basa sull’export, mentre i consumi interni sono calati dell’8% dal 2000 al 2023. Secondo Pagella Politica, quasi un quinto delle aziende esportatrici italiane (18%) e degli addetti (17%) è a rischio. Tra i settori più colpiti ci sono macchinari, articoli farmaceutici e mezzi di trasporto. Anche i produttori di vini e alcolici sono in difficoltà, con quasi la metà del loro export verso gli Stati Uniti. Commento: l’Italia travolta da un uragano a stelle e strisce!